L’Europa accelera sulle regole per l’AI. Nuovo round di incontri sul codice di trasparenza dell’AI Act

L’Unione europea entra in una fase sempre più concreta dell’attuazione dell’AI Act. La Commissione europea ha annunciato il terzo round di incontri dedicati al codice di buone pratiche sulla trasparenza dei modelli di intelligenza artificiale generativa, uno dei tasselli più delicati del nuovo quadro normativo europeo sull’AI.

Gli incontri, in programma tra il 27 maggio e il 2 giugno 2026, coinvolgeranno aziende tecnologiche, sviluppatori di modelli AI, esperti indipendenti, organizzazioni della società civile e rappresentanti dell’industria. L’obiettivo è trasformare i principi dell’AI Act in indicazioni operative concrete, soprattutto per i sistemi di AI generativa e per i modelli cosiddetti “general purpose”, come quelli alla base di chatbot e generatori di contenuti.

Il nodo centrale: come rendere riconoscibili i contenuti generati dall’AI

Uno dei temi più sensibili riguarda la trasparenza dei contenuti creati o manipolati dall’intelligenza artificiale. L’Europa vuole evitare che immagini, video, audio o testi prodotti dall’AI possano circolare senza alcuna forma di identificazione.

Il codice di condotta in discussione dovrà chiarire come applicare concretamente gli obblighi previsti dall’AI Act: etichettatura dei contenuti sintetici, watermark leggibili da macchina, documentazione tecnica dei modelli, gestione dei rischi sistemici e obblighi informativi verso utenti e autorità.

Il tema è diventato centrale soprattutto dopo l’esplosione dei deepfake e dei contenuti manipolati online, ma anche dopo le polemiche legate alla disinformazione automatizzata durante campagne elettorali e crisi internazionali.

Le Big Tech cercano di influenzare la fase applicativa

La fase dei codici di pratica è considerata strategica anche dalle grandi aziende tecnologiche. In questa fase, infatti, si definiscono gli standard concreti che potrebbero incidere sui costi di compliance, sulle responsabilità legali e sulle modalità tecniche di sviluppo dei modelli AI.

Per questo motivo i tavoli europei stanno diventando un terreno di confronto molto intenso tra Commissione, industria tecnologica e organizzazioni per i diritti digitali.

Molte aziende chiedono regole più flessibili per non rallentare l’innovazione e non penalizzare la competitività europea rispetto a Stati Uniti e Cina. Dall’altra parte, associazioni e autorità indipendenti insistono sulla necessità di obblighi realmente efficaci, soprattutto sui contenuti manipolati e sui rischi sistemici dei modelli avanzati.

L’AI Act entra nella sua fase più concreta

L’approvazione dell’AI Act aveva segnato una svolta politica. Adesso però arriva la fase più complessa: trasformare norme generali in meccanismi realmente applicabili.

I codici di pratica avranno un ruolo cruciale perché fungeranno da riferimento operativo per aziende e sviluppatori prima ancora dell’entrata a regime completa delle disposizioni europee.

Dal 2 agosto 2026 scatteranno infatti alcuni obblighi di trasparenza previsti dal regolamento, inclusi quelli relativi ai contenuti AI generativi e ai deepfake.

Per questo Bruxelles sta accelerando il confronto tecnico con il settore.

L’Europa prova a costruire uno standard globale

Dietro il lavoro sui codici di trasparenza c’è anche un obiettivo geopolitico. L’Unione europea punta infatti a trasformare l’AI Act in uno standard internazionale di riferimento, replicando quanto già avvenuto negli anni passati con il GDPR sulla privacy.

Se il modello europeo dovesse consolidarsi, molte aziende globali potrebbero scegliere di applicare gli standard UE anche fuori dall’Europa, pur di uniformare sviluppo e compliance.