A più di un mese dal voto del 22 e 23 marzo, la campagna per il referendum è entrata nel vivo con polemiche sempre più forti e scontri senza esclusione di colpi tra gli opposti schieramenti. Abbiamo chiesto a un modello di intelligenza artificiale di elaborare i dati disponibili e costruire una previsione condizionata.
Tra le analisi pubblicate in questi giorni, anche Nando Pagnoncelli sul Corriere della Sera ha mostrato come gli esiti cambino sensibilmente al variare dell’affluenza. Ed è proprio questo il punto che il modello considera decisivo. Non tanto il singolo dato percentuale, ma la struttura probabilistica dello scenario. La conclusione, oggi, è chiara ma prudente. Il referendum sulla giustizia è in equilibrio instabile. Il No ha rimontato e nello scenario di affluenza contenuta risulta leggermente avanti. Ma il vantaggio non è strutturale. È condizionato.
La rimonta del No e l’equilibrio mobile
Negli scenari stimati pubblicamente, con una partecipazione attorno al 40 per cento il No sarebbe davanti di misura. Se l’affluenza salisse verso il 46 per cento, l’equilibrio si ribalterebbe a favore del Sì. Con una partecipazione ancora più ampia, il vantaggio del Sì diventerebbe più consistente. Questo significa che non siamo davanti a un blocco elettorale consolidato, ma a un equilibrio mobile. La rimonta del No è reale nello scenario di bassa mobilitazione, ma non è definitiva. È sensibile alla composizione dell’elettorato che effettivamente andrà alle urne. Il modello AI non legge il dato come un risultato acquisito, ma come una funzione dell’affluenza.
Referendum senza quorum, ma con effetto partecipazione
Il referendum è costituzionale e non prevede quorum. Il risultato sarà valido indipendentemente dal numero dei votanti. Ma questo non rende irrilevante la partecipazione. Al contrario, quando non esiste una soglia formale da raggiungere, conta ancora di più chi sceglie di votare. Una partecipazione contenuta tende a favorire elettorati più compatti e già mobilitati. Una partecipazione più ampia modifica la composizione del corpo elettorale effettivo, includendo segmenti meno ideologizzati e più esposti agli ultimi messaggi di campagna. Per questo l’intelligenza artificiale elabora scenari condizionati: se l’affluenza resta bassa il vantaggio del No si consolida; se cresce aumenta la probabilità di vittoria del Sì. La differenza non è nei decimali, ma nella curva di mobilitazione.
L’ultimo mese può cambiare la traiettoria
Il fattore tempo pesa moltissimo. Manca oltre un mese al voto e una parte significativa dell’elettorato non ha ancora maturato una scelta definitiva. Questo aumenta la volatilità. I precedenti aiutano a capire.
Nel referendum costituzionale del 2016 promosso dal governo Renzi, la personalizzazione dello scontro nelle ultime settimane trasformò la consultazione in un giudizio politico sull’esecutivo e fece crescere la partecipazione fino al 65% con la vittoria del no (59%) e la successiva caduta del governo. Nel referendum del 2020 sul taglio dei parlamentari, invece, una campagna meno polarizzata e una convergenza più ampia produssero un esito più lineare con un partecipazione che si è fermata al 51% con la vittoria del sì (51,12%). Il modello AI che abbiamo consultato ha integrato anche questi precedenti storici.
In buona sostanza, più la campagna si polarizza, più cresce la mobilitazione; più cresce la mobilitazione, più cambia la composizione del voto effettivo. Se nelle prossime settimane il referendum sulla giustizia dovesse diventare uno scontro identitario, l’affluenza potrebbe salire e con essa cambierebbe la distribuzione delle probabilità. Se invece la campagna restasse meno conflittuale, l’affluenza potrebbe rimanere contenuta e il vantaggio del No rafforzarsi. Sempre che lo scontro non vada oltre la semplice polarizzazione fra gli schieramenti e si trasformi in un referendum personale come nel caso del governo Renzi. In quel caso l’aumento della partecipazione potrebbe schizzare con effetti dirompenti e imprevedibili. Non a caso Giorgia Meloni e Fdi stanno provando a tenere sotto traccia l’impegno del governo sul tema e dello stesso partito di maggioranza.
Cosa prevede oggi l’intelligenza artificiale
Se l’AI fosse costretta a scommettere oggi, assumendo un’affluenza intermedia attorno al 44–45 per cento, la previsione probabilistica assegna un leggero vantaggio al No. In termini stimati il No si collocherebbe tra il 50 e il 51 per cento, il Sì tra il 49 e il 50 per cento. Tradotto in probabilità significa circa il 54 per cento di possibilità di vittoria per il No contro il 46 per cento per il Sì. Non è un margine ampio. La variabile decisiva resta la partecipazione. Se l’affluenza dovesse superare stabilmente il 47–48 per cento, la probabilità tornerebbe a favore del Sì. Se invece si fermasse sotto il 43 per cento, il vantaggio del No si consoliderebbe. Oggi l’intelligenza artificiale non vede una vittoria scritta. Vede una partita aperta, ma con un leggero vento favorevole al No.
I criteri utilizzati dal modello
La previsione si basa su cinque elementi metodologici fondamentali:
- Analisi degli scenari condizionati sull’affluenza pubblicati nelle rilevazioni recenti.
- Valutazione della volatilità elettorale legata alla distanza temporale dal voto.
- Considerazione del margine statistico implicito quando lo scarto tra Sì e No è minimo.
- Peso della mobilitazione differenziale tra elettorati più compatti e più permeabili.
- Integrazione dei precedenti referendum costituzionali del 2016 e del 2020 per stimare l’effetto dell’ultimo mese di campagna.
Dal punto di vista tecnico il modello utilizza simulazioni probabilistiche e analisi condizionate. Non prevede un esito fisso ma stima curve di probabilità in base a variabili dinamiche come affluenza attesa, polarizzazione del confronto, coesione degli schieramenti ed evoluzione del dibattito pubblico. L’intelligenza artificiale non assegna una vittoria certa. Indica dove si concentra l’incertezza. E soprattutto prescinde dal merito della riforma che dovrebbe essere, invece, al centro della discussione pubblica. Ma, si sa, in Italia il merito delle questioni è sempre l’ultimo ad essere valutato, insieme alle priorità reali del Paese.




