Milano capitale dell’AI, dall’AI Week il messaggio all’Europa tra imprese, pubblica amministrazione e nuovi lavori digitali

Per qualche giorno Milano è sembrata il centro del dibattito europeo sull’intelligenza artificiale. Non soltanto per i numeri dell’AI Week, ma per il tipo di messaggio emerso dagli incontri, dagli interventi e dai confronti tra aziende, creator, istituzioni e professionisti.

L’impressione raccolta durante l’evento è che l’intelligenza artificiale abbia ormai superato la fase della curiosità tecnologica. Non è più qualcosa da osservare a distanza, ma una trasformazione già dentro il lavoro quotidiano, la comunicazione, la pubblica amministrazione e l’economia reale.

TGWEBAI era presente a Milano per seguire una manifestazione che ha mostrato con chiarezza come il mercato dell’AI stia entrando in una nuova fase: meno sperimentazione teorica e più integrazione concreta nei processi produttivi.

Secondo i dati discussi durante l’evento, il mercato europeo dell’intelligenza artificiale vale oggi circa 57 miliardi di euro e potrebbe raggiungere i 316 miliardi entro il 2030. Numeri che spiegano perché ormai governi, aziende e istituzioni considerino l’AI una questione strategica e non più soltanto tecnologica.

Zangrillo: “L’intelligenza artificiale deve aiutare ilpubblico”

Tra gli interventi più significativi c’è stato quello del ministro Paolo Zangrillo, che ha portato il tema dell’intelligenza artificiale dentro il futuro della macchina pubblica italiana.

Zangrillo ha spiegato che la sfida non riguarda soltanto l’adozione tecnologica, ma soprattutto la capacità della pubblica amministrazione di accompagnare il cambiamento attraverso formazione, competenze e organizzazione.

Il ministro ha sottolineato come l’intelligenza artificiale possa diventare uno strumento per migliorare efficienza, servizi e tempi amministrativi, insistendo però sul fatto che il fattore umano resterà centrale.

Un passaggio che fotografa bene il momento storico: l’AI non viene più raccontata soltanto come tecnologia per startup o grandi aziende, ma come infrastruttura destinata a incidere anche sul funzionamento dello Stato e sul rapporto tra cittadini e pubblica amministrazione.

“Prompt e chatbot sono già il passato”

Uno dei panel più seguiti è stato quello di Raffaele Gaito, che ha spiegato come il mercato stia già andando oltre la fase dei semplici chatbot conversazionali.

Secondo Gaito, il vero salto riguarda gli agenti AI autonomi, sistemi capaci non solo di rispondere a richieste, ma di eseguire attività operative, collegare software diversi, organizzare processi e lavorare quasi come collaboratori digitali.

È un’evoluzione che cambia completamente la prospettiva degli ultimi anni. Se fino a ieri milioni di utenti utilizzavano strumenti come ChatGPT soprattutto per generare testi o contenuti, oggi le aziende stanno iniziando a costruire workflow automatici sempre più sofisticati, dove l’AI non è più solo assistente, ma parte attiva dell’organizzazione del lavoro.

Ed è probabilmente questo il motivo per cui il dibattito sull’intelligenza artificiale sta accelerando così rapidamente anche sul piano economico e normativo.

Dall’automazione ai “superpoteri” digitali

Un altro concetto ricorrente emerso all’AI Week riguarda il cambiamento stesso del concetto di produttività.

In molti interventi si è parlato dell’intelligenza artificiale non soltanto come strumento di automazione, ma come tecnologia capace di amplificare competenze umane. Creator, consulenti, piccoli team e professionisti possono oggi svolgere attività che fino a pochi anni fa richiedevano strutture molto più grandi. È il motivo per cui durante l’evento si è parlato spesso di “superpoteri” digitali: capacità aumentate grazie all’AI, più che semplice sostituzione del lavoro umano.

Naturalmente restano aperti temi enormi come la qualità dell’informazione, la dipendenza dalle piattaforme, la concentrazione del potere tecnologico e la tutela dei dati personali. Ma a Milano il clima era diverso rispetto a quello di un anno fa: meno paura astratta e più attenzione agli impatti concreti.

Visconti e Fiore: “L’Italia può giocare la sua partita”

A guidare l’evento sono stati anche gli organizzatori Pasquale Viscanti e Giordano Fiore, che negli ultimi anni hanno trasformato l’AI Week in uno degli appuntamenti più riconoscibili del panorama italiano dedicato all’intelligenza artificiale.

Il messaggio emerso dalla manifestazione è che anche l’Italia può ritagliarsi uno spazio nella trasformazione europea dell’AI, a patto però di investire su formazione, cultura digitale, imprese innovative e capacità di adattamento.

Resta però una domanda sullo sfondo: quanto di questo entusiasmo si tradurrà in politiche industriali reali? Il mercato europeo dell’AI vale già 57 miliardi, ma la capacità di regolazione, tra AI Act in fase di rodaggio e Digital Fairness Act ancora in discussione, fatica a tenere il passo. Milano ha mostrato un ecosistema vivace. La vera partita, però, si gioca anche altrove e ha bisogno di una decis accelerazione.