Chatbot e minori, l’Italia prova a mettere un limite: cosa cambia davvero con la proposta di legge Pastorella

La questione non è più cosa fa l’intelligenza artificiale, ma cosa diventa per chi la usa. Sempre più ragazzi utilizzano chatbot come ChatGPT non solo per studiare o cercare informazioni, ma per parlare, sfogarsi, sentirsi ascoltati.

È su questo terreno che interviene la proposta di legge presentata alla Camera da Giulia Pastorella, che mira a regolamentare l’uso dei chatbot da parte dei minori. L’obiettivo non è vietare l’AI, ma limitarne l’impatto quando assume una dimensione emotiva.

La misura chiave: cancellare la memoria

Il cuore della proposta è semplice quanto radicale. Le piattaforme dovranno cancellare entro cinque giorni le conversazioni con utenti minorenni quando queste possono comportare un coinvolgimento emotivo.

La logica è chiara. Senza memoria non si costruisce relazione. Senza continuità, il chatbot resta uno strumento e non diventa un punto di riferimento affettivo.

È un approccio nuovo, perché interviene direttamente su uno degli elementi più potenti dell’AI: la capacità di ricordare e adattarsi all’utente.

Il rischio invisibile: relazioni senza conflitto

I dati raccontano un fenomeno già in corso. Molti adolescenti si rivolgono ai chatbot perché non giudicano, non contraddicono, non creano tensioni.

Ma proprio questa “perfezione” relazionale può diventare un problema. Quando l’interazione digitale sostituisce quella reale, il rischio è un progressivo isolamento, spesso consapevole ma difficile da interrompere.

La proposta Pastorella nasce esattamente qui: evitare che l’intelligenza artificiale diventi un rifugio stabile.

Le piattaforme si muovono, ma non basta

Le grandi aziende tecnologiche stanno già intervenendo, ognuna con strategie diverse. Google lavora per impedire ai chatbot di simulare relazioni affettive. Meta punta sulla verifica dell’età e su esperienze differenziate per i minori. Microsoft insiste su sistemi di protezione integrati nei prodotti.

La proposta italiana però introduce un elemento che finora mancava: un limite legale alla costruzione della relazione.

Una legge che apre un problema più grande

Questa proposta non risolve tutto. Anzi, apre una questione più ampia. Come si regolano le emozioni generate da una macchina?

Il diritto è abituato a disciplinare comportamenti, dati, responsabilità. Qui invece entra in gioco qualcosa di diverso: la percezione umana.

Ed è proprio questo il punto. L’intelligenza artificiale non è umana, ma è progettata per sembrarlo. E quando questa somiglianza diventa convincente, la regolazione diventa inevitabile.