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    Home » DMA contro Apple e Meta, l’Europa passa all’azione: la battaglia che può cambiare il futuro dell’intelligenza artificiale
    Diritto

    DMA contro Apple e Meta, l’Europa passa all’azione: la battaglia che può cambiare il futuro dell’intelligenza artificiale

    Paolo LosiBy Paolo LosiGiugno 11, 2026Updated:Giugno 11, 2026Nessun commento
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    La sfida tra Bruxelles e le Big Tech entra in una nuova fase. La Commissione Europea sta utilizzando il Digital Markets Act (DMA) per intervenire direttamente sulle pratiche di alcune delle più grandi piattaforme digitali del mondo, con particolare attenzione ad Apple e Meta.

    L’obiettivo dichiarato non è punire il successo delle aziende tecnologiche, ma impedire che la posizione dominante di alcuni operatori renda impossibile la concorrenza e ostacoli l’innovazione. Dietro il confronto giuridico e regolatorio si nasconde però una questione ancora più strategica: chi controllerà il futuro dell’intelligenza artificiale in Europa.

    Perché il DMA riguarda anche l’AI

    Il Digital Markets Act è nato per limitare il potere dei cosiddetti “gatekeeper”, cioè quelle piattaforme che controllano l’accesso a mercati digitali essenziali.

    Oggi però il tema non riguarda più soltanto app store, browser o social network. Con l’arrivo dell’intelligenza artificiale generativa, il controllo degli ecosistemi digitali significa anche controllo dei dati, delle infrastrutture e delle modalità con cui gli utenti accedono ai servizi AI.

    Se un sistema operativo, un social network o uno store digitale può favorire i propri strumenti di intelligenza artificiale rispetto a quelli concorrenti, il rischio è che il mercato venga chiuso prima ancora di svilupparsi.

    Per questo motivo Bruxelles considera il DMA uno degli strumenti fondamentali per garantire un ecosistema aperto anche nella corsa all’AI.

    Il caso Apple

    Uno dei fronti più delicati riguarda Apple.

    La Commissione Europea chiede una maggiore interoperabilità tra i dispositivi dell’ecosistema Apple e i servizi sviluppati da terze parti. L’idea è evitare che alcune funzionalità avanzate restino accessibili esclusivamente ai prodotti della stessa azienda.

    Dietro questa richiesta c’è la convinzione che un ecosistema completamente chiuso possa diventare un ostacolo alla concorrenza, soprattutto mentre cresce l’integrazione tra smartphone, assistenti intelligenti e servizi basati sull’intelligenza artificiale.

    Apple continua a sostenere che molte delle restrizioni contestate siano necessarie per garantire sicurezza, privacy e qualità dell’esperienza utente.

    Meta e il nodo dei dati

    L’altro grande protagonista dello scontro è Meta.

    Per l’azienda di Mark Zuckerberg il punto centrale riguarda l’utilizzo dei dati personali e le modalità con cui gli utenti possono scegliere se autorizzare o meno determinati trattamenti.

    Il tema è particolarmente sensibile perché i dati rappresentano il carburante fondamentale per l’addestramento e il miglioramento dei sistemi di intelligenza artificiale.

    Secondo Bruxelles, gli utenti devono poter esercitare una scelta reale e non essere costretti ad accettare determinate condizioni per continuare a utilizzare i servizi digitali.

    Una battaglia che va oltre le multe

    Ridurre il confronto tra Europa e Big Tech a una questione di sanzioni sarebbe un errore.

    Le multe rappresentano soltanto uno strumento. La vera posta in gioco è la struttura del mercato digitale europeo nei prossimi dieci anni.

    L’Unione Europea sta cercando di costruire un modello in cui innovazione, concorrenza e tutela dei diritti possano convivere. Un approccio molto diverso rispetto a quello statunitense, tradizionalmente più permissivo, e a quello cinese, caratterizzato da un forte controllo statale.

    L’intelligenza artificiale sta rapidamente diventando il nuovo terreno di confronto geopolitico globale. Chi controlla dati, piattaforme, sistemi operativi e infrastrutture cloud dispone di un vantaggio enorme nello sviluppo dei modelli AI del futuro.

    Per questo motivo la battaglia tra Bruxelles, Apple e Meta non riguarda soltanto smartphone, social network o pubblicità online. Riguarda il modo in cui cittadini, imprese e startup europee potranno accedere all’intelligenza artificiale nei prossimi anni.

    La domanda che l’Europa prova a porre è semplice ma decisiva: il futuro dell’AI sarà controllato da pochi grandi ecosistemi chiusi oppure nascerà in un mercato realmente aperto alla concorrenza?

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    Paolo Losi

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