Il Garante per la protezione dei dati personali ha imposto ad Amazon Italia Logistica lo stop immediato al trattamento di dati personali di oltre 1.800 lavoratori impiegati nello stabilimento di Passo Corese, in provincia di Rieti.
Il provvedimento d’urgenza arriva dopo un’ispezione svolta dal 9 al 12 febbraio 2026 con l’Ispettorato nazionale del lavoro e il Nucleo speciale tutela privacy e frodi tecnologiche della Guardia di finanza. Al centro dell’intervento c’è una piattaforma aziendale collegata al sistema di rilevazione delle presenze, nella quale venivano annotate informazioni raccolte durante colloqui con i dipendenti al rientro da periodi di assenza.
Annotate patologie, scioperi e situazioni familiari
Secondo quanto accertato, nel sistema venivano registrati riferimenti a patologie specifiche, condizioni di salute, adesioni a scioperi, partecipazione ad attività sindacali e situazioni familiari delicate.
Non semplici dati organizzativi, ma informazioni che appartengono alla sfera più personale dell’individuo e che la normativa protegge in modo rafforzato. La raccolta sarebbe avvenuta in modo sistematico per tutta la durata del rapporto di lavoro, con conservazione fino a dieci anni dopo la cessazione.
Per l’Autorità si tratta di un trattamento eccedente rispetto alle finalità legittime del rapporto di lavoro e in contrasto con i principi di necessità, proporzionalità e minimizzazione.
Digitalizzazione del lavoro e confine con la sorveglianza
Il caso di Passo Corese solleva una questione più ampia. Le imprese utilizzano sempre più piattaforme digitali per gestire turni, presenze, produttività e flussi operativi. Strumenti pensati per l’efficienza possono però trasformarsi, se non governati correttamente, in sistemi di profilazione permanente.
Quando vengono registrate informazioni su salute, scioperi o vicende familiari, il tema non è più soltanto organizzativo. Diventa una questione di equilibrio tra potere datoriale e diritti fondamentali.
Telecamere vicino a bagni e aree ristoro
Il provvedimento riguarda anche quattro telecamere installate in prossimità di bagni e aree ristoro riservate ai lavoratori. Il Garante ha imposto l’interruzione del trattamento dei dati raccolti tramite questi dispositivi, ritenendo necessario un intervento a tutela della dignità e della riservatezza dei dipendenti.
Un precedente che riguarda tutto il settore
Il divieto è stato esteso anche agli altri centri logistici italiani della società qualora la stessa piattaforma fosse utilizzata con modalità analoghe. L’istruttoria prosegue e potrebbero arrivare ulteriori sviluppi.
Il caso rappresenta un passaggio significativo nel dibattito sul lavoro nell’era digitale. La trasformazione tecnologica delle imprese è irreversibile, ma richiede limiti chiari. L’efficienza organizzativa non può tradursi in una raccolta strutturata di informazioni sensibili che incidono sulla libertà personale e sindacale.




