Una questione va chiarita subito perché è quello che rende questa vicenda diversa da tante altre inchieste giudiziarie. Non siamo davanti a un’azienda accusata di violare le regole, ma all’Autorità che quelle regole dovrebbe farle rispettare.
La Procura di Roma ha aperto un’indagine che coinvolge il Garante per la protezione dei dati personali. Tra gli indagati ci sono il presidente Pasquale Stanzione e gli altri componenti del Collegio. Le ipotesi di reato sono pesanti: peculato e corruzione.
Ed è proprio su questo secondo fronte che nelle ultime ore l’inchiesta ha fatto un salto di qualità.
L’ingresso di Ita Airways nell’indagine
I finanzieri del Nucleo Pef della Guardia di Finanza si sono recati nella sede di Ita Airways per acquisire documenti. Un passaggio che segna un cambio di prospettiva: non si guarda più solo all’interno del Garante, ma ai rapporti con i soggetti controllati.
In questo filone è indagato anche l’ex amministratore delegato Fabio Lazzerini, con l’accusa di corruzione.
Il cuore della contestazione riguarda alcune tessere “Volare” classe executive, del valore di circa 6 mila euro ciascuna, che sarebbero state riconosciute come “utilità” ai membri del Collegio.
Secondo l’impostazione accusatoria, queste utilità sarebbero state concesse in cambio di un atteggiamento più favorevole nei confronti della compagnia aerea su questioni legate al trattamento dei dati personali.
Il nodo vero: favori o discrezionalità?
Qui però il tema diventa più complesso, e anche più interessante per chi si occupa di diritto digitale.
Le Autorità indipendenti, come il Garante Privacy, non applicano regole in modo automatico. Hanno margini di valutazione tecnica, cioè possono decidere come intervenire, con quale intensità e con quali strumenti. Questo significa che non ogni decisione “morbida” è automaticamente sospetta. I magistrati dovranno chiarire se esiste un legame tra le utilità ricevute e le decisioni prese. Se questo legame non c’è, siamo nel campo della discrezionalità amministrativa. Se invece c’è, si entra in quello della corruzione.
Il caso Meta e gli smart glasses
Dentro l’inchiesta emerge anche un altro fronte: quello relativo a Meta e agli smart glasses. Secondo quanto emerso, gli investigatori stanno valutando anche la mancata o ridotta sanzione su questi dispositivi, che sollevano questioni molto delicate sul piano della privacy, soprattutto per le persone riprese senza consenso.
In particolare, nella documentazione si fa riferimento anche a prese di posizione pubbliche favorevoli ai dispositivi da parte di un componente del Garante.
Anche qui il tema è sempre lo stesso: si tratta di valutazioni tecniche legittime o di un atteggiamento influenzato da rapporti esterni?
Il ruolo di Report e le email interne
L’inchiesta si inserisce in un contesto più ampio che nei mesi scorsi era già emerso pubblicamente, anche grazie alle inchieste della trasmissione Report.
Proprio nelle ultime ore la trasmissione ha parlato di email interne che risalirebbero al 2022. In queste comunicazioni, le tessere “Volare” verrebbero descritte come “un’attenzione verso un’autorità sempre più importante in un business come il nostro che tratta big data”.
Una frase che, se confermata, cambia il contesto: non più un semplice benefit, ma un gesto consapevole verso un soggetto con potere regolatorio.
Una vicenda ancora aperta
È importante dirlo con chiarezza: siamo in una fase iniziale dell’indagine. Non ci sono condanne, ma solo ipotesi accusatorie che dovranno essere verificate. E proprio per questo la ricostruzione richiede equilibrio. Ma una cosa è già evidente. Non è solo un’inchiesta giudiziaria. È un test sulla tenuta delle istituzioni digitali. E, indirettamente, sul rapporto tra tecnologia, potere e fiducia pubblica.




