La trasformazione digitale dell’economia e della società richiede anche un’evoluzione del sistema giudiziario. Da questa consapevolezza nasce il disegno di legge presentato al Senato dal senatore Nicola Irto, che propone l’istituzione di sezioni specializzate in materia digitale presso i tribunali e le Corti d’appello italiane.
L’iniziativa è stata illustrata nella Sala Nassirya del Senato durante una conferenza stampa alla quale hanno preso parte, oltre al primo firmatario del provvedimento, il senatore Lorenzo Basso, l’avvocato Antonino Polimeni, presidente di Polimeni.Legal e ideatore della proposta, il presidente della Corte d’Appello di Palermo Antonio Balsamo, il presidente dell’Aiga Luigi Bartolomeo Terzo, l’avvocato Andrea Lisi, Marianna Chillau, presidente di 4eCom, Angela Logiudice, vicepresidente di Digital for Children, e Riccardo Tripepi, direttore responsabile di Byte.it e presidente dell’associazione Tgwebai.
Un modello ispirato alle sezioni specializzate per le imprese
Il disegno di legge riprende l’impostazione già sperimentata con il decreto legislativo n. 168 del 2003, che ha istituito le sezioni specializzate in materia di proprietà industriale e intellettuale.
L’obiettivo è concentrare le controversie nelle quali la componente digitale rappresenta l’elemento prevalente davanti a magistrati dotati di una formazione specifica, acquisita attraverso percorsi dedicati presso la Scuola Superiore della Magistratura.
Secondo il senatore Nicola Irto, non si tratta di introdurre giudici speciali, ma di creare sezioni in grado di affrontare con competenze adeguate controversie sempre più complesse, legate allo sviluppo tecnologico e alla digitalizzazione dell’economia.
Il digitale è ormai parte integrante dell’economia
Nel presentare il provvedimento, Irto ha ricordato come nel 2025 il 68% delle imprese italiane acquistasse servizi di cloud computing, il 43% svolgesse attività di analisi dei dati e il 16% utilizzasse almeno una tecnologia di intelligenza artificiale, percentuale salita al 53% tra le grandi imprese.
Numeri destinati a crescere ulteriormente e che rendono necessario, secondo il promotore della proposta, un sistema giudiziario capace di offrire risposte rapide, uniformi e tecnicamente qualificate.
Le nuove sezioni sarebbero competenti per le controversie in cui la prestazione digitale sia prevalente, con esclusione delle materie del lavoro e del diritto amministrativo.
Competenze giuridiche per accompagnare l’innovazione
Il senatore Lorenzo Basso ha sottolineato come il sistema produttivo italiano abbia bisogno di una giustizia che conosca a fondo tecnologie, processi digitali e nuovi modelli di business.
Un concetto ribadito anche dall’avvocato Antonino Polimeni, dalla cui elaborazione giuridica è nata la proposta normativa. Secondo Polimeni, il rapido sviluppo dell’innovazione rende indispensabile investire nella formazione specialistica di magistrati e giuristi affinché il diritto riesca ad accompagnare l’evoluzione tecnologica garantendo certezza e tempi più rapidi nella definizione delle controversie.
Il testo, che ha già raccolto un interesse trasversale tra le forze politiche, si appresta ora ad avviare il proprio iter parlamentare in Senato. La proposta rappresenta uno dei primi tentativi organici di adattare l’organizzazione della giustizia italiana alle nuove esigenze poste dall’economia digitale e dall’intelligenza artificiale.




