L’intelligenza artificiale si sposta dal teatro europeo e nazionale per arrivare sui territori. Nel giro di poche settimane, due Regioni italiane hanno scelto di intervenire con strumenti normativi propri. A fine gennaio il Consiglio regionale della Calabria ha approvato la prima legge regionale sull’IA. Oggi la Toscana ha presentato ufficialmente una proposta di legge dedicata all’uso consapevole e responsabile dei sistemi di intelligenza artificiale.
Toscana: diritti, competenze e governance dell’innovazione
La proposta toscana, illustrata dal presidente Eugenio Giani e dall’assessore all’innovazione digitale Alberto Lenzi a Palazzo Strozzi Sacrati, nasce con un obiettivo dichiarato: governare l’innovazione prodotta dall’intelligenza artificiale evitando che diventi un fattore di esclusione o di aumento delle disuguaglianze.
Il testo si inserisce nel quadro europeo tracciato dall’AI Act e nella cornice nazionale, ma sceglie di intervenire sul piano della governance territoriale: formazione, accompagnamento, supporto scientifico, alfabetizzazione.
Uno degli assi centrali riguarda il lavoro. Attraverso l’Agenzia regionale per l’impiego e la rete dei centri per l’impiego saranno attivate azioni per illustrare le opportunità di ricollocazione legate all’IA, sostenere chi cerca un’occupazione e proteggere chi già lavora nei settori più esposti all’automazione. Il coinvolgimento delle organizzazioni sindacali, anche all’interno dell’Osservatorio regionale sull’IA, mira a promuovere percorsi di riqualificazione professionale e a contrastare il rischio di sostituzione indiscriminata del lavoro umano con sistemi automatizzati.
Un altro pilastro è il rafforzamento del Centro di competenza regionale sull’intelligenza artificiale, già previsto dalla legge toscana sull’innovazione digitale del 2024. Università ed enti di ricerca saranno chiamati a fornire supporto metodologico e scientifico, monitorando lo stato dell’arte e accompagnando la pubblica amministrazione nell’adozione di soluzioni affidabili e coerenti con i principi di trasparenza e responsabilità.
Il provvedimento dedica attenzione anche alla scuola e alla cittadinanza digitale. Sono previste iniziative per promuovere consapevolezza sul funzionamento degli algoritmi, sui sistemi di raccomandazione e sulla capacità di riconoscere contenuti generati artificialmente, inclusi i deepfake. L’obiettivo è rafforzare strumenti critici e competenze diffuse, nella convinzione che l’innovazione tecnologica non sia neutra e debba essere governata politicamente.
Calabria: IA nella pubblica amministrazione e nella sanità
Il 27 gennaio il Consiglio regionale della Calabria ha approvato a maggioranza la prima legge regionale sull’intelligenza artificiale, composta da nove articoli e orientata all’introduzione di sistemi IA nella pubblica amministrazione regionale.
Il testo prevede l’istituzione di un registro volontario dei soggetti che operano nel settore dell’intelligenza artificiale – imprese, università ed enti pubblici – e introduce meccanismi di premialità nei bandi regionali per chi risulta iscritto. Si tratta di uno strumento pensato per creare un ecosistema locale e favorire la collaborazione tra amministrazione e operatori qualificati.
La legge istituisce inoltre un centro di competenze presso il dipartimento regionale competente, con funzioni di coordinamento, monitoraggio e promozione dello sviluppo di sistemi affidabili e sicuri. Gli esperti coinvolti opereranno a titolo gratuito e l’intero impianto normativo sarà finanziato con risorse già disponibili, senza nuovi oneri per il bilancio regionale.
Un elemento significativo è l’estensione al settore sanitario, introdotta tramite emendamento. La norma prevede la possibilità di utilizzare strumenti di monitoraggio da remoto per pazienti cronici, sistemi intelligenti per la riduzione delle liste d’attesa, l’ottimizzazione delle agende di prenotazione e il supporto alle decisioni diagnostiche. L’obiettivo dichiarato è alleggerire la pressione su ospedali e pronto soccorso, migliorando tempestività ed efficacia delle cure.
La legge è stata approvata con il voto favorevole della maggioranza e senza voti contrari, mentre alcuni esponenti dell’opposizione si sono astenuti.
Le Regioni iniziano a costruire una loro agenda sull’IA
Toscana e Calabria non intervengono sui requisiti tecnici dei sistemi, materia armonizzata a livello europeo, ma scelgono di presidiare un terreno diverso e cioè quello dell’organizzazione amministrativa, della formazione, della sanità, del lavoro, dell’educazione digitale.
Il dato politico è che le Regioni italiane iniziano a muoversi autonomamente sul fronte dell’intelligenza artificiale, riconoscendone l’impatto trasversale su servizi pubblici, occupazione e diritti. Non è più soltanto un tema per esperti o per grandi piattaforme tecnologiche. Diventa una questione di politiche territoriali, di capacità amministrativa e di visione strategica.
L’intelligenza artificiale entra così nelle aule dei Consigli regionali. E il fatto che questo stia accadendo in tempi ravvicinati segnala che il livello territoriale intende avere un ruolo nella trasformazione digitale in corso.




