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    Home » «Pochi privati governano l’intelligenza artificiale»: l’allarme di Mattarella e l’appello all’Europa per non restare spettatrice
    Politica

    «Pochi privati governano l’intelligenza artificiale»: l’allarme di Mattarella e l’appello all’Europa per non restare spettatrice

    Paolo LosiBy Paolo LosiGiugno 18, 2026Updated:Giugno 18, 2026Nessun commento
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    L’intelligenza artificiale sta rapidamente ridisegnando gli equilibri economici, geopolitici e sociali del pianeta. Ma chi governa realmente questa trasformazione? La domanda è stata posta con particolare forza dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, intervenuto al XVIII Simposio Cotec Europa di Coimbra, in Portogallo, dove ha richiamato l’attenzione sul rischio che un numero ristretto di attori privati finisca per esercitare un’influenza senza precedenti sulle tecnologie destinate a incidere sulle democrazie, sui mercati e sulle libertà individuali.

    Secondo Mattarella, la sfida dell’intelligenza artificiale non può essere affrontata lasciando che siano esclusivamente le dinamiche del mercato globale a determinarne gli sviluppi. L’Europa, ha sottolineato il Capo dello Stato, è chiamata a compiere uno scatto deciso per recuperare competitività, rafforzare la propria autonomia tecnologica e riaffermare una capacità di indirizzo politico oggi apparsa spesso insufficiente.

    Un potere tecnologico concentrato nelle mani di pochi

    Il passaggio più significativo dell’intervento riguarda la crescente concentrazione del potere tecnologico.

    Mattarella ha evidenziato come i sistemi di intelligenza artificiale più avanzati siano sviluppati, addestrati e controllati da un numero molto limitato di imprese private, prevalentemente statunitensi, che dispongono di risorse economiche, capacità computazionali e quantità di dati difficilmente replicabili.

    Una situazione che, secondo il Presidente, rischia di produrre nuove forme di dipendenza tecnologica e di limitare la capacità degli Stati e delle istituzioni democratiche di orientare processi destinati ad avere effetti profondi sulla società.

    Il tema non è soltanto economico. L’intelligenza artificiale influenza sempre più l’informazione, i servizi pubblici, il mercato del lavoro, la sicurezza, la ricerca scientifica e persino i processi decisionali. Affidare tali dinamiche a pochi soggetti privati significa inevitabilmente interrogarsi sui meccanismi di controllo, sulla trasparenza e sulla tutela dei diritti fondamentali.

    L’Europa tra regolazione e ritardo industriale

    L’Unione europea ha assunto negli ultimi anni un ruolo da protagonista sul terreno normativo, culminato con l’approvazione dell’AI Act.

    La regolazione, tuttavia, da sola non basta.

    Il messaggio di Mattarella sembra inserirsi in un dibattito sempre più acceso: Bruxelles ha dimostrato di poter dettare standard globali in materia di tutela dei diritti e responsabilità degli operatori digitali, ma continua a scontare un evidente ritardo nella costruzione di grandi campioni industriali europei nel settore dell’intelligenza artificiale.

    Le principali piattaforme di IA generativa, i grandi modelli linguistici e le infrastrutture cloud restano infatti concentrate soprattutto negli Stati Uniti e, in misura crescente, in Cina.

    Per il Capo dello Stato occorre dunque rafforzare gli investimenti in ricerca, favorire il trasferimento tecnologico, sostenere università e imprese innovative e promuovere una politica industriale comune capace di ridurre le dipendenze esterne.

    Una questione democratica prima ancora che economica

    Le parole del Presidente assumono un significato che va oltre la dimensione tecnologica.

    L’intelligenza artificiale non rappresenta soltanto un fattore di competitività industriale, ma una questione che investe direttamente la qualità delle democrazie contemporanee.

    La capacità di influenzare informazioni, comportamenti, consumi e processi decisionali attribuisce infatti agli sviluppatori dei sistemi più avanzati un ruolo sempre più rilevante nello spazio pubblico globale.

    L’appello rivolto all’Europa appare quindi anche come un invito a non limitarsi a svolgere il ruolo di regolatore, ma a tornare protagonista nella produzione di innovazione, nella definizione di modelli tecnologici coerenti con i valori democratici e nella costruzione di un ecosistema digitale meno dipendente dagli equilibri dettati da altri attori internazionali.

    Perché, in un contesto in cui l’intelligenza artificiale promette di trasformare interi settori produttivi e istituzionali, la posta in gioco potrebbe non essere soltanto la leadership economica, ma la stessa capacità delle democrazie di mantenere il controllo sulle tecnologie che plasmeranno il futuro.

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    Paolo Losi

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