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    Home » La Commissione UE accusa Meta di abuso di posizione dominante su WhatsApp per favorire Meta AI
    Diritto

    La Commissione UE accusa Meta di abuso di posizione dominante su WhatsApp per favorire Meta AI

    Paolo LosiBy Paolo LosiFebbraio 9, 2026Updated:Febbraio 9, 2026Nessun commento
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    La Commissione europea ha inviato a Meta una comunicazione di addebiti preliminari per presunta violazione delle norme antitrust dell’Unione. Al centro dell’indagine c’è WhatsApp, accusata di aver bloccato l’accesso agli assistenti di intelligenza artificiale di terze parti, favorendo esclusivamente Meta AI.

    Secondo Bruxelles, la condotta di Meta rischia di alterare in modo grave e irreversibile la concorrenza in un mercato emergente e in rapida espansione: quello degli assistenti di intelligenza artificiale generici integrati nei servizi di comunicazione.

    Le nuove regole di WhatsApp sotto accusa

    Il punto di svolta risale al 15 ottobre scorso, quando Meta ha modificato le condizioni di utilizzo della WhatsApp Business Solution. Con quell’aggiornamento, l’accesso all’app da parte di assistenti di intelligenza artificiale generici di terzi è stato di fatto escluso.

    Dal 15 gennaio, la conseguenza è stata netta: su WhatsApp l’unico assistente di intelligenza artificiale disponibile è Meta AI. Tutti i concorrenti sono rimasti fuori. Per la Commissione europea, questa scelta appare, almeno in via preliminare, incompatibile con le regole antitrust dell’Unione.

    WhatsApp come “punto di ingresso” strategico per l’IA

    L’indagine, avviata nel dicembre scorso, parte da un presupposto chiave: Meta sarebbe probabilmente in posizione dominante nel mercato delle applicazioni di comunicazione per i consumatori nello Spazio Economico Europeo, soprattutto grazie a WhatsApp.

    Secondo la Commissione, WhatsApp rappresenta un vero e proprio “punto di ingresso” fondamentale per consentire agli assistenti di intelligenza artificiale di raggiungere i consumatori. Negarne l’accesso ai concorrenti significherebbe non solo limitare la scelta degli utenti, ma anche impedire l’ingresso o l’espansione di nuovi operatori in un settore cruciale per il futuro digitale europeo.

    Il rischio di danni irreversibili alla concorrenza

    Per questo Bruxelles parla apertamente di urgenza. La Commissione ritiene che la condotta di Meta possa creare barriere strutturali all’ingresso e all’espansione nel mercato degli assistenti di intelligenza artificiale, con il rischio di marginalizzare in modo irreversibile i concorrenti più piccoli.

    Alla luce di questi elementi, l’esecutivo europeo ha annunciato l’intenzione di imporre misure provvisorie, subordinate alla risposta di Meta, per evitare danni gravi e irreparabili al mercato prima della conclusione definitiva del procedimento.

    Un fronte regolatorio sempre più ampio

    La comunicazione di addebiti riguarda tutto lo Spazio Economico Europeo, con un’eccezione: l’Italia. Nel nostro Paese, infatti, l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato è già intervenuta il mese scorso sulla stessa questione.

    Il caso si inserisce in un contesto più ampio di crescente attenzione dell’Unione europea verso il potere delle Big Tech nei mercati digitali emergenti. Dopo il Digital Markets Act e il Digital Services Act, anche l’intelligenza artificiale diventa terreno di scontro regolatorio, non solo sul piano etico o della sicurezza, ma anche su quello della concorrenza.

    Meta sotto pressione, ora la parola passa all’azienda

    Meta potrà ora rispondere formalmente alle contestazioni della Commissione. L’esito non è scontato, ma il messaggio politico è chiaro: per Bruxelles, l’integrazione verticale tra piattaforme dominanti e servizi di intelligenza artificiale non può tradursi in un’esclusione sistematica dei concorrenti.

    La partita su WhatsApp e Meta AI potrebbe diventare uno dei casi simbolo del confronto tra regolazione europea e modelli di business delle grandi piattaforme nell’era dell’intelligenza artificiale.

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    Paolo Losi

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