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    Home » “Instagram progettato per creare dipendenza nei ragazzi?” La Corte Suprema USA lascia andare avanti il maxi processo contro Meta
    Diritto

    “Instagram progettato per creare dipendenza nei ragazzi?” La Corte Suprema USA lascia andare avanti il maxi processo contro Meta

    Paolo LosiBy Paolo LosiMaggio 26, 2026Updated:Maggio 26, 2026Nessun commento
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    La Corte Suprema degli Stati Uniti ha deciso di non intervenire nel tentativo di Meta di bloccare il processo avviato dal Vermont contro Instagram. Una scelta che potrebbe trasformarsi in un precedente storico per il rapporto tra piattaforme digitali, adolescenti e responsabilità algoritmica.

    I giudici federali hanno infatti rifiutato di esaminare il ricorso presentato dalla società, lasciando che la causa promossa dalla procuratrice generale del Vermont, Charity Clark, continui il proprio percorso nei tribunali statali.

    L’accusa è pesantissima: Instagram sarebbe stato progettato intenzionalmente per creare dipendenza nei ragazzi, sfruttando le vulnerabilità neurologiche e psicologiche tipiche dell’adolescenza per aumentare il tempo trascorso sulla piattaforma e, di conseguenza, i ricavi pubblicitari.

    Sotto accusa gli algoritmi dell’engagement

    Secondo la tesi del Vermont, Meta non si sarebbe limitata a sviluppare una piattaforma social di successo. L’azienda avrebbe invece studiato in modo approfondito i comportamenti e le fragilità cognitive degli adolescenti, calibrando funzionalità e dinamiche della piattaforma per favorire un utilizzo compulsivo.

    Il procedimento punta il dito contro il cosiddetto “design dell’attenzione”: notifiche continue, feed infiniti, contenuti suggeriti dagli algoritmi, sistemi di ricompensa sociale e meccanismi capaci di spingere gli utenti più giovani a restare online sempre più a lungo.

    Non è più soltanto una questione di contenuti tossici o moderazione insufficiente. Per la prima volta in modo così diretto, il cuore del dibattito diventa l’architettura stessa della piattaforma.

    Ed è qui che il tema si intreccia con l’intelligenza artificiale. I moderni sistemi di raccomandazione utilizzano infatti modelli predittivi e analisi comportamentali sempre più sofisticate per comprendere cosa trattiene un utente online, cosa cattura la sua attenzione e quali contenuti massimizzano interazioni e permanenza.

    Secondo il Vermont, Meta avrebbe utilizzato queste conoscenze per costruire un sistema particolarmente efficace proprio sui minori.

    Meta voleva evitare il processo ancora prima del merito

    La società aveva cercato di bloccare tutto sul piano procedurale.

    Secondo Meta, il Vermont non avrebbe avuto il diritto di giudicare l’azienda perché Instagram non è stato sviluppato nello Stato e non esistono funzionalità riservate specificamente agli utenti del Vermont.

    Ma già nel 2025 la Corte Suprema statale aveva respinto questa impostazione, sostenendo che Meta opera attivamente nel mercato pubblicitario locale, raccoglie dati sugli utenti dello Stato e genera profitti da quella presenza digitale.

    In sostanza, secondo i giudici, chi trae vantaggio economico da un territorio deve anche poter rispondere davanti ai suoi tribunali delle conseguenze delle proprie attività.

    La decisione della Corte Suprema federale di non intervenire lascia ora quella posizione completamente intatta e rende il processo inevitabile.

    Negli Stati Uniti le cause contro Meta stanno esplodendo

    Quello del Vermont è solo uno dei tanti fronti aperti contro Meta negli Stati Uniti.

    Nel 2023 quarantadue procuratori generali statali avevano già avviato una vasta offensiva giudiziaria contro l’azienda. Oggi le sole cause coordinate nella multidistrict litigation federale superano quota 2.500, coinvolgendo famiglie, scuole, utenti e amministrazioni pubbliche.

    Negli ultimi mesi per Meta sono arrivati diversi segnali negativi.

    A marzo una giuria del New Mexico ha condannato l’azienda a pagare 375 milioni di dollari di sanzioni civili per aver ingannato gli utenti sulla sicurezza di Facebook e Instagram e per aver facilitato lo sfruttamento sessuale di minori sulle piattaforme.

    Sempre a marzo, una giuria di Los Angeles ha riconosciuto la negligenza di Meta e Google nella progettazione delle rispettive applicazioni, assegnando sei milioni di dollari a una giovane donna che aveva sviluppato una forte dipendenza dai social durante l’infanzia.

    A maggio, invece, Meta ha raggiunto un accordo con un distretto scolastico del Kentucky che chiedeva alle piattaforme di contribuire alle spese sostenute dalle scuole per affrontare una crescente crisi di salute mentale tra gli studenti.

    Durante un’udienza tenutasi in California a febbraio, Mark Zuckerberg aveva negato che Instagram venga progettato deliberatamente per colpire i minori.

    Un processo che potrebbe cambiare il futuro dei social

    La vera portata della vicenda va probabilmente oltre gli Stati Uniti.

    Negli ultimi anni anche l’Europa ha iniziato a spostare il focus dagli utenti agli algoritmi. Il tema della tutela dei minori online, della trasparenza dei sistemi di raccomandazione e delle tecniche di manipolazione dell’attenzione è ormai centrale sia nel AI Act sia nel Digital Services Act.

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    Paolo Losi

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