Internet, 1 ragazzo su 4 non riconosce i rischi del digitale. La scuola deve accelerare sull’educazione online

Un ragazzo su quattro non riconosce correttamente i rischi legati al digitale. È un dato che riapre il dibattito sull’educazione online nelle scuole e che emerge nell’ambito della valutazione d’impatto del programma NeoConnessi promosso da Wind Tre.

La fotografia è chiara. Alfabetizzazione digitale, gestione delle password, consapevolezza del copyright, capacità di individuare situazioni di rischio online e gestione dello stress da schermo restano ambiti in cui la preparazione dei più giovani non è uniforme. Il digitale è parte della loro quotidianità, ma questo non significa che sia sempre compreso in modo critico.

Miglioramenti concreti e misurabili

Secondo quanto comunicato dall’azienda, gli studenti della scuola secondaria coinvolti nel percorso e che hanno ottenuto il patentino delle competenze digitali hanno registrato miglioramenti significativi. In alcuni ambiti, come la gestione delle password, la comprensione del copyright e la consapevolezza dei comportamenti online corretti, l’aumento delle competenze ha raggiunto i 23 punti percentuali.

Per la prima volta il programma è stato sottoposto a una vera valutazione d’impatto. La misurazione è stata realizzata da Triadi, spin-off del Politecnico di Milano, attraverso test somministrati prima e dopo l’intervento educativo. Questo elemento è particolarmente rilevante perché consente di superare la semplice percezione di efficacia e di verificare concretamente i risultati ottenuti.

Il ruolo degli insegnanti e l’ingresso dell’intelligenza artificiale in classe

I risultati non riguardano solo gli studenti. Il 100% degli insegnanti coinvolti ha valutato positivamente il percorso di educazione digitale e il 98% dichiara di sentirsi oggi più preparato ad affrontare le sfide del digitale in classe. Ancora più significativo è il fatto che l’80% integra o intende integrare nella didattica temi avanzati come intelligenza artificiale e fact-checking.

È un passaggio importante. La scuola non si limita più a parlare di “uso sicuro di internet”, ma comincia a entrare nel merito del funzionamento degli algoritmi, della verifica delle informazioni e della comprensione critica dei contenuti online. Durante l’evento di presentazione dei risultati sono intervenuti, tra gli altri, Erica Battaglia, presidente della Commissione Cultura del Comune di Roma, Roberto Basso, direttore Relazioni Esterne e Sostenibilità di Wind Tre, e Gabriele Guzzetti, direttore di Triadi, che ha illustrato i dati della valutazione.

Oltre i numeri: una questione culturale

Nel corso dell’evento si è svolto anche il laboratorio interattivo “Insieme per un internet più sicuro”, che ha coinvolto ragazzi e ragazze in attività pratiche per riconoscere e prevenire il cyberbullismo. Attraverso giochi, simulazioni e momenti di confronto, gli studenti sono stati messi alla prova per riflettere sui comportamenti online e apprendere nuove strategie di tutela.

Resta però il dato iniziale: un ragazzo su quattro non riconosce pienamente i rischi del digitale. Questo significa che l’accesso agli strumenti non coincide automaticamente con la consapevolezza. La digitalizzazione dell’infanzia e dell’adolescenza è ormai un fatto strutturale e l’intelligenza artificiale, i social network e le piattaforme di messaggistica fanno parte dell’esperienza quotidiana degli studenti. Il tema non è più se introdurre questi argomenti a scuola, ma come farlo in modo sistemico e continuativo.

Educazione digitale, iniziativa privata o politica pubblica?

Il caso NeoConnessi dimostra che un programma ben strutturato può produrre risultati misurabili. Allo stesso tempo apre una riflessione più ampia: l’educazione digitale deve restare affidata a progetti promossi dalle aziende o deve diventare parte integrante delle politiche pubbliche scolastiche?

La presenza di una valutazione d’impatto rappresenta un passo avanti significativo. Misurare significa poter migliorare, adattare e replicare i modelli più efficaci. Per TGWEB AI la questione è centrale: la tecnologia evolve rapidamente, ma senza competenze diffuse il divario tra strumenti disponibili e consapevolezza reale rischia di ampliarsi. E quando si parla di minori, questa distanza non è solo educativa, ma sociale.