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    Home » Smart glasses e privacy: gli occhiali intelligenti di Meta finiscono sotto esame in Europa
    Diritto

    Smart glasses e privacy: gli occhiali intelligenti di Meta finiscono sotto esame in Europa

    Andrea DatoBy Andrea DatoMarzo 12, 2026Updated:Marzo 12, 2026Nessun commento
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    Gli smart glasses sviluppati da Meta insieme a EssilorLuxottica finiscono al centro di una nuova discussione europea sulla privacy e sull’uso dei dati per l’intelligenza artificiale. Gli eurodeputati Sandro Ruotolo e Nicola Zingaretti hanno inviato una richiesta di chiarimenti alla Commissione irlandese per la protezione dei dati, l’autorità che supervisiona Meta nell’Unione Europea.

    La richiesta arriva dopo un’inchiesta giornalistica pubblicata da due quotidiani svedesi, Svenska Dagbladet e Göteborgs-Posten, che ha sollevato dubbi sulla gestione dei contenuti registrati dagli occhiali intelligenti. Secondo quanto emerso, immagini e video raccolti dai dispositivi potrebbero essere stati visionati da revisori umani impiegati da una società esterna con sede in Kenya, incaricata di classificare i contenuti per migliorare i sistemi di intelligenza artificiale.

    Quando i dispositivi indossabili raccolgono dati sulla vita quotidiana

    Gli smart glasses rappresentano una delle nuove frontiere dell’intelligenza artificiale applicata ai dispositivi personali. Gli occhiali permettono di scattare foto, registrare video e utilizzare assistenti digitali direttamente dalla montatura.

    Il problema nasce quando questi contenuti diventano dati utili per addestrare gli algoritmi. Le immagini registrate durante la giornata possono includere ambienti domestici, momenti personali o persone che non sanno di essere state riprese.

    Secondo l’inchiesta citata dagli eurodeputati, tra i materiali analizzati ci sarebbero anche scene di vita privata e situazioni sensibili. Questo solleva interrogativi sul modo in cui i dati raccolti da dispositivi indossabili possano essere utilizzati per migliorare i modelli di intelligenza artificiale.

    La questione privacy entra nel dibattito sull’intelligenza artificiale

    Il caso degli smart glasses riporta al centro una domanda sempre più importante: quali dati vengono utilizzati per addestrare i sistemi di intelligenza artificiale e quali garanzie esistono per le persone coinvolte.

    Dispositivi come gli occhiali intelligenti trasformano la raccolta di dati in un processo continuo, che avviene direttamente nella vita quotidiana. Non riguarda più soltanto ciò che gli utenti pubblicano online, ma anche ciò che viene registrato nello spazio pubblico o privato.

    Per questo la richiesta di chiarimenti inviata all’autorità irlandese potrebbe diventare un passaggio importante nel dibattito europeo sul rapporto tra innovazione tecnologica e tutela della privacy.

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    Andrea Dato

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