L’intelligenza artificiale è il nuovo motore dell’economia americana. Incredibile l’impatto sull’S&P500: aumento del 25%

L’intelligenza artificiale non è più soltanto una frontiera tecnologica: è già diventata il motore che spinge in avanti l’economia americana. Lo confermano numeri e analisi pubblicati dalla rivista Fortune, secondo cui circa la metà della crescita del Pil statunitense degli ultimi mesi è attribuibile agli investimenti in AI. Una trasformazione che cambia la fisionomia dei mercati finanziari, l’equilibrio di Wall Street e persino i paradigmi storici di sviluppo economico degli Stati Uniti.

L’impatto sull’S&P500

L’indice S&P500, che raccoglie le 500 aziende americane a maggiore capitalizzazione, è tradizionalmente il termometro della salute economica statunitense. Nel 2025 ha segnato un incremento del 10% nei primi sette mesi dell’anno. Ma dietro a quel dato c’è una concentrazione impressionante: soltanto quattro società — Nvidia, Microsoft, Meta e Broadcom — hanno generato da sole circa il 60% della crescita complessiva dell’indice.

Si tratta di una dinamica senza precedenti, che testimonia il peso crescente dell’IA nelle strategie delle big tech. Broadcom, ad esempio, pur non essendo inclusa stabilmente nel gruppo delle cosiddette “Magnifiche sette”, ha raggiunto performance paragonabili, se non superiori, a quelle dei colossi più noti, grazie al ruolo strategico nella produzione di chip e software per comunicazioni digitali, collaborando con partner come Apple e OpenAI.

Le Magnifiche sette e la nuova “ottava potenza”

Fino a poco tempo fa, le Magnifiche sette (Nvidia, Microsoft, Apple, Alphabet, Amazon, Meta e Tesla) erano considerate l’architrave della crescita di Wall Street. Oggi, però, l’osservazione si sposta dal semplice valore di capitalizzazione al ritmo e alla direzione degli investimenti in intelligenza artificiale. E qui emerge un potenziale “ottavo incomodo”: Broadcom.

La sua ascesa, spinta da un ruolo chiave nella filiera dei semiconduttori, apre a scenari in cui la geografia del potere tecnologico potrebbe cambiare. Non è detto che le Magnifiche rimangano sempre le stesse: i mercati sono dinamici e gli equilibri possono trasformarsi più velocemente di quanto accaduto in passato.

Un Pil trainato dall’IA

Il dato più sorprendente riguarda però il Pil americano. Storicamente la crescita dell’economia USA è stata guidata dai consumi interni, cioè dalla spesa delle famiglie. Oggi, secondo la società di ricerca Renaissance Macro Research, questa logica sta cambiando: il traino arriva dagli investimenti delle imprese in intelligenza artificiale.

Nel 2025, la spesa in AI ha contribuito per 0,5 punti percentuali alla crescita del Pil, stimata complessivamente all’1,1%. Non si tratta soltanto di un segnale statistico, ma di una trasformazione strutturale: l’IA sta diventando il nuovo volano della produttività, capace di sostituire il ruolo tradizionale dei consumi come motore principale della crescita americana.

I rischi della concentrazione

Questa corsa, però, solleva interrogativi. Già nel 2024 la banca d’investimenti Goldman Sachs aveva avvertito che l’S&P500 rischiava di essere “troppo concentrato”. Le prime dieci società dell’indice rappresentavano da sole il 33% della capitalizzazione complessiva, superando persino i livelli raggiunti durante la bolla delle dot-com del 2000.

Secondo David Kostin, responsabile della strategia azionaria di Goldman Sachs, una concentrazione così elevata tende, nel lungo periodo, ad associarsi a rendimenti inferiori. In altre parole: oggi i guadagni sembrano illimitati, ma la storia insegna che i cicli economici hanno sempre un punto di svolta.

Crescita record, ma fino a quando?

Per ora i numeri restano da capogiro. Le prime 20 aziende dell’S&P500 hanno registrato, dal solo mese di aprile 2025, una crescita media del 40,6%, ben superiore al 27,9% medio di tutte le altre società incluse nell’indice. Gli investimenti in IA, in altre parole, si confermano più redditizi della media e segnano un cambio di passo epocale: chi innova su questo fronte corre più veloce degli altri.

Il futuro, tuttavia, non è privo di incognite. Una concentrazione eccessiva di valore in poche aziende potrebbe esporre i mercati a volatilità eccessiva in caso di shock, mentre la dipendenza strutturale del Pil dagli investimenti tecnologici solleva interrogativi sulla sostenibilità di lungo periodo.

Una rivoluzione in corso

Quello che appare chiaro è che l’IA non è più una promessa, ma una realtà che sta riscrivendo le regole dell’economia. Il capitalismo americano, da sempre guidato dal consumo, entra in una nuova fase dove la spesa in intelligenza artificiale diventa la leva principale di crescita e competitività.

Se Broadcom diventerà davvero l’ottava “magnifica” o se i grandi colossi riusciranno a mantenere il dominio resta da vedere. Ma una certezza già c’è: l’intelligenza artificiale è oggi il nuovo motore dell’economia americana.