Elon Musk vs. Apple e OpenAI: una sfida giudiziaria per il futuro dell’IA

Elon Musk

Elon Musk, tramite le sue aziende xAI e X (ex‑Twitter), ha dato ufficialmente il via a una causa antitrust imponente contro Apple e OpenAI, depositata lunedì 25 agosto 2025 presso la corte federale di Fort Worth, Texas. Al centro della denuncia, un accordo esclusivo che il magnate giudica anticoncorrenziale: l’integrazione nativa di ChatGPT nell’ecosistema iOS, che secondo Musk penalizza le alternative come il suo Grok.

Il cuore dell’accusa

Secondo gli atti legali, l’accordo tra Apple e OpenAI ha reso ChatGPT l’unico chatbot generativo preintegrato su iPhone, iPad e Mac, producendo una stretta esclusiva sul mercato. Un’integrazione che genera dati su vasta scala e blinderebbe la posizione di ChatGPT, sottraendo opportunità ad altri sviluppatori, in particolare a xAI.

Inoltre, Musk accusa Apple di aver manipolato la classifica dell’App Store: pur mostrando buone performance, Grok e l’app X sarebbero sistematicamente esclusi dalla sezione “Must-Have Apps”, a vantaggio di ChatGPT.

La denuncia – lunga 61 pagine – invoca diverse violazioni: dalla restrizione alla libertà di mercato secondo il Sherman Antitrust Act, fino alle norme antitrust del Texas (Texas Free Enterprise & Antitrust Act). Mira, da un lato, a ottenere oltre 1 miliardo di dollari in danni, dall’altro a bloccare quello che i querelanti definiscono uno schema volto a “soffocare la concorrenza”.

Il contesto

OpenAI ha definito la causa come l’ennesima tappa di un “schema di molestie” orchestrato da Musk. Apple, al momento, non ha rilasciato commenti.

Il contrasto tra Musk e OpenAI è profondo e di lunga data: Musk fu cofondatore di OpenAI nel 2015, ma lasciò la governance dell’ente nel 2018, per dissidi sul suo orientamento profit‑oriented. Già in passato Musk li aveva citati in giudizio, accusandoli di aver abbandonato la missione nonprofit originaria.

Le implicazioni della causa

  1. Strategia legale incisiva – Il contenzioso si inserisce in un contesto sempre più acceso, dove antitrust e tecnologia si intrecciano. Come nel caso Epic vs Apple, questa controversia potrebbe ridefinire i limiti delle politiche sulle app e sull’IA.
  2. Supporto dati senza pari – L’accesso massivo ai prompt degli utenti iPhone rappresenta una fonte di “addestramento invisibile” che Musk sostiene sia impossibile da pareggiare per i competitor.
  3. Risonanza sui mercati – Dopo la pubblicazione della causa, i token legati all’IA nelle criptovalute hanno registrato un calo pari al 7%, segno delle incertezze che l’azione legale ha generato a livello globale.

Perché TGWEB AI ne parla?

Questa causa rappresenta una frontiera nei rapporti fra giganti della tecnologia, innovatori emergenti e regole della concorrenza. In ballo non c’è solo la visibilità in uno store, ma l’accesso ai dati, gli algoritmi e le prospettive di sviluppo di nuove IA. Il verdetto – quando arriverà – potrebbe segnare una svolta per le startup e per qualsiasi impresa tech che sfidi lo status quo.