L’IA entra nella vita digitale degli italiani: oltre 16 milioni di utenti e un miliardo di minuti al mese

L’Intelligenza artificiale non è più un esperimento, né un fenomeno da addetti ai lavori: è ormai un’abitudine quotidiana. Le ultime rilevazioni di mymetrix (Comscore) fotografano uno scenario di svolta: nell’ottobre 2025 più di 16 milioni di italiani – il 35% della popolazione online – hanno utilizzato almeno un’applicazione di IA generativa, con un incremento annuo dell’89%. È un’accelerazione che supera perfino il ritmo con cui esplosero i social network nei primi anni dieci: oggi le pagine viste delle app di IA sono quasi triplicate (+193%) e il tempo speso ha superato un miliardo di minuti al mese, +154% rispetto a un anno fa.

ChatGPT domina, Perplexity corre: i numeri che ridisegnano il mercato

A trainare la crescita è soprattutto ChatGPT, che in un anno passa da poco più di 5 milioni di utenti a 14,7 milioni: un risultato che lo colloca nel ristretto gruppo delle piattaforme più usate in Italia. La sorpresa, però, è Perplexity: 745 mila utenti, ma soprattutto una crescita del 2.351% nell’arco di dodici mesi. È un segnale chiaro: il pubblico non si limita più a usare “l’IA generalista”, ma ricerca strumenti più verticali, più veloci, più informativi.

L’Italia si sta muovendo verso un modello ibrido: ChatGPT come ambiente di lavoro quotidiano, Perplexity come motore di conoscenza aumentata. Il risultato è un cambiamento strutturale nel modo in cui gli italiani scoprono informazioni, studiano, prendono decisioni.

La fascia 15-24: ChatGPT supera TikTok e cambia le gerarchie dell’online

Il dato più dirompente riguarda i giovani. Tra i 15 e i 24 anni la penetrazione di ChatGPT raggiunge il 49,1%: quasi un ragazzo su due utilizza l’app di OpenAI. Non solo: con tre milioni di utilizzatori nel mese, ChatGPT è il quinto player più usato, superando TikTok (2,8 milioni) e Instagram (2,7 milioni).

Questi giovani non stanno semplicemente aggiungendo uno strumento: stanno sostituendo parte del tempo trascorso nei social con una piattaforma che risponde, produce contenuti, crea sintesi e permette di ricercare informazioni in modo molto più rapido. Lo conferma anche Comscore: gli utenti giovani di ChatGPT sono più attivi della media nei contenuti finanziari (+31 punti percentuali), musicali (+26 punti) e nei viaggi (+22 punti). È il primo vero “shift culturale” dell’ecosistema digitale italiano degli ultimi dieci anni.

Gli over 45 scoprono l’IA: crescita quasi quadruplicata

L’altra sorpresa arriva dal segmento più maturo. Gli utenti di ChatGPT con più di 45 anni sono ora 5,86 milioni, +291% in dodici mesi. È una crescita meno rumorosa, ma più significativa: questa fascia di popolazione, storicamente lenta nell’adottare innovazioni digitali, sta entrando nell’IA per necessità professionale, aggiornamento personale e gestione quotidiana delle informazioni.

Le differenze, però, restano marcate: gli over 45 che usano ChatGPT mostrano scarso interesse per sport (-29 punti), notizie finanziarie (-40) e politica (-13). È un’utenza più funzionale, meno guidata dal flusso informativo, più orientata al problem solving.

Il commento: una trasformazione strutturale dell’online

«Analizziamo il fenomeno con grande attenzione – osserva Fabrizio Angelini, CEO di Sensemakers – perché solo di recente, a oltre vent’anni dal lancio, si è iniziato a indagare davvero l’impatto dei social network. Ora le applicazioni di IA stanno introducendo cambiamenti ancora più profondi, soprattutto nelle attività primarie come formazione e sviluppo della conoscenza».

Il punto è esattamente questo: l’IA non sottrae tempo ad altre attività digitali, ma le riorganizza. Non è un “nuovo social”, ma un livello funzionale che si interpone fra utente e informazione. E lo fa in un momento in cui Europa e Stati Uniti stanno ripensando il governo delle tecnologie generative.

Italia 2026: il rischio di una dipendenza informativa

L’Italia entra così nel 2026 con un pubblico sempre più dipendente dall’IA per studiare, lavorare e informarsi. È un’opportunità enorme, ma anche una vulnerabilità: le piattaforme di IA stanno diventando nuove infrastrutture cognitive, e la loro governance – fra standard, copyright, accuracy e compliance – definirà il modo in cui milioni di persone accederanno al sapere nei prossimi anni.

Il sorpasso di ChatGPT su TikTok tra i giovani è solo il primo segnale. Il vero passaggio storico è un altro: l’IA sta diventando il nuovo mediatore della conoscenza. E a differenza dei social, questa volta l’impatto sarà immediato, profondo e culturale.