L’intelligenza artificiale entra in una nuova fase della regolamentazione italiana. Dal 23 ottobre 2026 entrerà in vigore il decreto legislativo n. 179 del 7 ottobre, che definisce il sistema nazionale di vigilanza, controllo e applicazione delle sanzioni previsto dalla normativa europea sull’IA.
Il provvedimento rappresenta un passaggio importante nell’attuazione dell’AI Act, il regolamento con cui l’Unione europea ha stabilito un quadro comune per lo sviluppo e l’utilizzo dei sistemi di intelligenza artificiale.
La novità non riguarda soltanto le grandi aziende tecnologiche. Le regole interessano anche le imprese che sviluppano o utilizzano sistemi di IA in ambiti particolarmente delicati, dalla selezione del personale ai servizi finanziari, fino alla gestione di attività che possono incidere sui diritti fondamentali delle persone.
Il decreto non introduce da zero tutti questi obblighi, già previsti dalla normativa europea e soggetti a differenti scadenze applicative. Stabilisce invece chi dovrà vigilare sul loro rispetto in Italia, con quali poteri e attraverso quali procedure.
Chi controllerà l’intelligenza artificiale in Italia
Il nuovo sistema attribuisce un ruolo centrale a due organismi: l’Agenzia per l’Italia digitale (AgID) e l’Agenzia per la cybersicurezza nazionale (ACN).
AgID svolgerà principalmente le funzioni legate alla notifica e alla valutazione degli organismi chiamati a verificare la conformità dei sistemi di intelligenza artificiale.
L’ACN avrà invece un ruolo centrale nella vigilanza del mercato, con poteri di controllo e ispezione per verificare il rispetto della normativa.
Accanto a queste autorità continueranno a operare gli organismi competenti nei rispettivi settori, tra cui Banca d’Italia, CONSOB, IVASS e Garante per la protezione dei dati personali.
L’obiettivo è costruire un sistema capace di controllare l’impiego dell’intelligenza artificiale senza sovrapporre indiscriminatamente le competenze delle diverse autorità.
Ispezioni e verifiche sui sistemi di IA
Uno degli aspetti più significativi riguarda i poteri ispettivi.
Le autorità competenti potranno svolgere verifiche sui sistemi di intelligenza artificiale, richiedere informazioni e documentazione e adottare le misure previste dalla legge quando emergano violazioni.
Per le aziende questo significa che la conformità non potrà essere considerata soltanto una questione formale.
Chi sviluppa o utilizza sistemi soggetti agli obblighi dell’AI Act dovrà essere in grado di dimostrare, nei casi previsti, che sono stati rispettati i requisiti di sicurezza, trasparenza, documentazione e controllo umano.
Particolare attenzione sarà riservata ai sistemi considerati ad alto rischio, ossia quelli che possono incidere significativamente sulla sicurezza delle persone o sui loro diritti fondamentali.
Sanzioni fino a 35 milioni di euro o al 7% del fatturato
Il decreto disciplina anche il sistema sanzionatorio nazionale, richiamando le soglie previste dall’AI Act.
Per le violazioni relative alle pratiche di intelligenza artificiale vietate sono previste sanzioni amministrative fino a 35 milioni di euro oppure, per le imprese, fino al 7% del fatturato mondiale annuo precedente, se superiore.
Per altre violazioni degli obblighi previsti dal regolamento europeo, le sanzioni possono raggiungere 15 milioni di euro o il 3% del fatturato mondiale.
Si tratta di importi massimi, non di multe automatiche. La loro applicazione dipende dalla natura della violazione, dalle circostanze concrete e dai criteri di proporzionalità stabiliti dalla normativa.
Le sanzioni più elevate riguardano dunque comportamenti specificamente vietati, non il semplice utilizzo di strumenti di intelligenza artificiale.
Cosa cambia per imprese e professionisti
Per le imprese italiane il nuovo quadro normativo rende ancora più importante conoscere le caratteristiche degli strumenti di intelligenza artificiale utilizzati.
Non tutti i sistemi presentano lo stesso livello di rischio e non tutti sono soggetti ai medesimi obblighi.
Un chatbot impiegato per attività ordinarie non è automaticamente equiparabile a un sistema utilizzato per valutare candidati a un posto di lavoro o prendere decisioni in settori particolarmente sensibili.
Diventa quindi essenziale comprendere quali applicazioni vengono adottate, per quali finalità e quali responsabilità derivano dal loro utilizzo.
Anche il rapporto con i fornitori tecnologici assume maggiore importanza, soprattutto quando le aziende integrano strumenti sviluppati da soggetti esterni nei propri processi organizzativi.
Una nuova fase per l’intelligenza artificiale italiana
Il decreto del 7 ottobre non coincide con l’entrata in applicazione di tutte le disposizioni dell’AI Act, che segue un calendario europeo articolato.
Rappresenta però un passaggio decisivo nella costruzione dell’apparato italiano incaricato di far rispettare le regole.
La questione, da questo momento, non riguarda soltanto quali sistemi di intelligenza artificiale possano essere sviluppati e utilizzati, ma anche chi debba controllarli e come intervenire quando il loro impiego viola la normativa.
Per imprese, professionisti e pubbliche amministrazioni si apre così una fase nella quale innovazione tecnologica e responsabilità giuridica saranno sempre più strettamente collegate.
L’intelligenza artificiale continuerà a diffondersi nelle attività quotidiane, ma il suo utilizzo dovrà confrontarsi con un sistema di vigilanza più strutturato e con conseguenze concrete in caso di violazioni.
