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8,7 milioni di italiani hackerati: con l’AI una password debole può costarti molto più di quanto immagini

Cybersecurity | Giugno 4, 2026 | Di Redazione

La rivoluzione dell’intelligenza artificiale promette di trasformare il lavoro, la sanità, l’istruzione e persino la ricerca scientifica. Ma mentre l’attenzione si concentra sulle opportunità offerte dall’AI, una vecchia abitudine continua a mettere a rischio milioni di persone: l’utilizzo di password deboli.

Secondo un’indagine commissionata da Facile.it a mUp Research, nell’ultimo anno ben 8,7 milioni di italiani hanno subito una violazione informatica. Un dato che conferma come la cybersecurity non sia più un tema riservato agli esperti ma una questione che riguarda la vita quotidiana di tutti.

Tra gli episodi più frequenti figurano gli accessi abusivi ai profili social, che hanno coinvolto circa 5 milioni di persone, seguiti dalla compromissione degli account bancari online e dagli accessi non autorizzati agli smartphone.

La comodità che apre la porta agli hacker

Uno degli aspetti più allarmanti emersi dall’indagine riguarda il comportamento degli utenti.

Circa 4,6 milioni di italiani utilizzano infatti la stessa password per più servizi online. Una scelta apparentemente innocua che può trasformarsi in un disastro digitale.

Quando una piattaforma subisce una violazione e le credenziali finiscono nelle mani dei criminali informatici, queste vengono automaticamente testate su email, social network, servizi bancari e piattaforme di e-commerce. È il cosiddetto “credential stuffing”, una tecnica semplice ma estremamente efficace.

In pratica, una sola password compromessa può spalancare contemporaneamente le porte di gran parte della propria vita digitale.

Date di nascita e nomi di famiglia restano i preferiti

Nonostante anni di campagne informative, milioni di persone continuano a scegliere password facilmente prevedibili.

Date di nascita, nomi dei figli, nomi del partner, sequenze numeriche come “123456” o addirittura la parola “password” rimangono tra le credenziali più utilizzate.

Per un cybercriminale si tratta spesso del primo tentativo effettuato durante un attacco. E troppo spesso funziona.

Come l’intelligenza artificiale sta cambiando il cybercrime

L’intelligenza artificiale sta rivoluzionando anche il mondo della criminalità informatica.

Se da una parte le aziende utilizzano AI avanzate per individuare minacce e bloccare intrusioni, dall’altra gli hacker sfruttano strumenti sempre più sofisticati per automatizzare e potenziare gli attacchi.

Oggi l’AI è in grado di generare email di phishing altamente credibili, analizzare enormi database di credenziali rubate, individuare password vulnerabili e persino creare deepfake vocali e video utilizzati per truffe sempre più convincenti.

La conseguenza è evidente: ciò che ieri poteva richiedere settimane di lavoro a un cybercriminale, oggi può essere automatizzato in pochi minuti.

La prima linea di difesa resta l’utente

La tecnologia può offrire strumenti di protezione sempre più avanzati, ma gli esperti continuano a ribadire un concetto fondamentale: il fattore umano rimane l’anello più vulnerabile della catena.

Password robuste, autenticazione a due fattori, aggiornamenti costanti e una maggiore consapevolezza digitale rappresentano ancora oggi le difese più efficaci contro gran parte delle minacce informatiche.

In un’epoca in cui l’intelligenza artificiale accelera sia la difesa sia l’attacco, la vera sfida non riguarda soltanto gli algoritmi. Riguarda soprattutto le abitudini degli utenti.

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