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    Home » Deepfake politico in Spagna, la moglie di Sánchez denuncia il Partito Popolare: «Mi hanno fatto confessare fatti mai ammessi»
    Politica

    Deepfake politico in Spagna, la moglie di Sánchez denuncia il Partito Popolare: «Mi hanno fatto confessare fatti mai ammessi»

    Andrea DatoBy Andrea DatoOttobre 30, 2026Updated:Ottobre 30, 2026Nessun commento
    Schermo di un computer con il volto di una donna parzialmente ricostruito dall'intelligenza artificiale, su una scrivania con documenti giuridici e una bandiera spagnola sullo sfondo. Immagine illustrativa generata con IA
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    Un video realizzato con l’intelligenza artificiale, capace di riprodurre il volto e la voce di persone reali e attribuire loro dichiarazioni mai pronunciate, è diventato il centro di uno scontro politico e giudiziario in Spagna. A denunciare il Partito Popolare è Begoña Gómez, moglie del presidente del governo Pedro Sánchez, protagonista involontaria di un filmato diffuso sui social network.

    Il caso supera i confini della polemica politica. La questione riguarda infatti la possibilità di utilizzare l’intelligenza artificiale per costruire dichiarazioni apparentemente autentiche, attribuendole ad avversari politici o a persone a loro vicine. E soprattutto pone un interrogativo: fino a che punto la satira può giustificare la manipolazione digitale dell’identità di una persona?

    Il video del Partito Popolare e le false confessioni

    Il filmato è stato pubblicato il 21 ottobre sugli account social del Partito Popolare, principale forza di opposizione al governo socialista spagnolo.

    Realizzato attraverso strumenti di intelligenza artificiale generativa, riprende il formato di un precedente messaggio politico di Pedro Sánchez, nel quale il premier rivendicava orgogliosamente la propria appartenenza alla sinistra.

    Nella versione diffusa dal Partito Popolare, però, i protagonisti diventano Begoña Gómez e diversi esponenti legati al Partito Socialista, tra cui l’ex presidente del governo José Luis Rodríguez Zapatero e l’ex ministro José Luis Ábalos.

    Le loro immagini e le loro voci vengono ricreate artificialmente per pronunciare frasi che richiamano accuse, controversie e vicende giudiziarie.

    Nel caso di Begoña Gómez, il video le attribuisce una dichiarazione nella quale sembra ammettere di aver ottenuto una cattedra universitaria grazie al ruolo politico del marito.

    Si tratta di parole che la donna non ha mai pronunciato. Il filmato, dunque, non documenta alcuna confessione reale, ma rappresenta una ricostruzione artificiale utilizzata a fini di propaganda politica.

    La sua diffusione ha raggiunto milioni di visualizzazioni, alimentando una controversia che ha rapidamente assunto una dimensione giudiziaria.

    La denuncia: violati immagine, voce e dignità personale

    Il 28 ottobre Begoña Gómez ha presentato una denuncia nei confronti dei responsabili della gestione dei profili social del Partito Popolare e di eventuali altri soggetti che abbiano disposto o autorizzato la realizzazione e la pubblicazione del video.

    Secondo la difesa, l’utilizzo non autorizzato dell’immagine e della voce della donna costituisce una forma di sostituzione dell’identità personale, finalizzata a umiliarla e a danneggiarne la reputazione.

    Nell’atto si sottolinea che Gómez non ricopre incarichi politici e non è candidata alle elezioni. La notorietà derivante dal matrimonio con il presidente del governo, secondo i suoi legali, non può comportare una rinuncia alla tutela dell’onore e dell’immagine.

    La denuncia richiama anche l’articolo 172 ter del Codice penale spagnolo, che disciplina alcune condotte di molestia e comprende specifiche ipotesi di utilizzo non consensuale dell’immagine altrui.

    La sua applicazione a un video di satira politica non è però automatica e dovrà essere valutata alla luce degli elementi concreti della vicenda.

    La difesa ha inoltre chiesto di ascoltare il segretario generale del Partito Popolare, Miguel Tellado, per individuare le persone coinvolte nella produzione e nella diffusione del filmato.

    Satira politica o manipolazione dell’identità?

    Il punto più delicato riguarda il rapporto tra libertà di espressione e tutela dei diritti individuali.

    Il Partito Popolare presenta il filmato come una forma di critica politica e di satira. Il video contiene anche un’indicazione relativa al suo carattere artificiale, sebbene la visibilità dell’avvertenza sia contestata dalla difesa di Gómez.

    La presenza di un’etichetta che segnala l’impiego dell’intelligenza artificiale rappresenta un elemento importante, ma non risolve necessariamente ogni questione giuridica.

    Una parodia chiaramente riconoscibile può rientrare nella libertà di espressione. Diverso è il problema quando la ricostruzione artificiale utilizza l’identità di una persona per attribuirle dichiarazioni particolarmente lesive della reputazione.

    Anche la natura politica del contenuto richiede attenzione. Il dibattito pubblico deve poter ospitare critiche severe, ironia e rappresentazioni satiriche, senza che ogni contenuto sgradito possa trasformarsi in una controversia penale.

    Allo stesso tempo, la possibilità tecnologica di far pronunciare a chiunque qualsiasi frase introduce un rischio nuovo: rendere sempre meno riconoscibile il confine tra una dichiarazione autentica e una sua imitazione digitale.

    Alcuni giuristi spagnoli hanno già evidenziato le difficoltà di un’eventuale azione penale, proprio per la protezione riconosciuta alla satira politica e per la presenza dell’avvertenza sull’origine artificiale del filmato.

    Il problema europeo dei deepfake elettorali

    La vicenda spagnola si inserisce nel dibattito europeo sulla regolamentazione dell’intelligenza artificiale e sulla trasparenza dei contenuti sintetici.

    L’AI Act prevede specifici obblighi di trasparenza per i deepfake, compresa l’indicazione della natura artificiale o manipolata dei contenuti. Le disposizioni dell’articolo 50, applicabili dal 2 agosto 2026, contemplano anche modalità particolari di comunicazione per le opere artistiche, creative e satiriche.

    Ma la trasparenza non coincide con un’autorizzazione generale a utilizzare liberamente il volto e la voce altrui.

    Rimangono rilevanti le normative nazionali sull’onore, sull’immagine e sulla responsabilità per le condotte illecite, oltre alle regole applicabili al trattamento dei dati personali.

    In campagna elettorale, poi, il problema assume un’ulteriore dimensione democratica. Un video manipolato può circolare rapidamente, essere estratto dal proprio contesto e raggiungere persone che non hanno visto l’avvertenza originale.

    Il rischio non è soltanto che gli elettori credano a dichiarazioni false, ma anche che la crescente diffusione dei deepfake renda più facile mettere in dubbio contenuti autentici.

    Una controversia destinata a fare scuola

    La denuncia di Begoña Gómez non equivale a un accertamento di responsabilità nei confronti del Partito Popolare. Sarà la magistratura spagnola a valutare se il filmato rientri nella satira politica tutelata dall’ordinamento oppure abbia superato i limiti consentiti, ledendo diritti individuali.

    Il caso, tuttavia, mostra già una trasformazione profonda della comunicazione politica.

    L’intelligenza artificiale consente oggi di realizzare contenuti che un tempo avrebbero richiesto costose produzioni audiovisive, attori e complesse operazioni di montaggio. La manipolazione di un volto o di una voce è diventata più accessibile, veloce e convincente.

    Per questo la questione non riguarda soltanto i partiti spagnoli.

    Riguarda la qualità dell’informazione, la responsabilità delle piattaforme digitali e la capacità delle democrazie di preservare un confronto politico nel quale le parole attribuite a una persona siano effettivamente le sue.

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    Andrea Dato

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