L’intelligenza artificiale non è più soltanto una tecnologia destinata a trasformare imprese e pubbliche amministrazioni. È ormai un fattore che influenza gli equilibri geopolitici, modifica il mondo del lavoro, cambia il modo in cui vengono esercitati i diritti fondamentali e ridefinisce perfino il concetto stesso di democrazia. È questo il messaggio che emerge con forza dalla Relazione 2025 del Garante per la protezione dei dati personali, presentata alla Camera dal presidente Pasquale Stanzione.
Nel suo intervento, Stanzione descrive l’intelligenza artificiale come «la nuova frontiera del nostro tempo», riprendendo una celebre espressione di John Fitzgerald Kennedy. Una rivoluzione destinata a incidere profondamente sull’economia, sulla sicurezza e sulle libertà individuali, ma che richiede nuove regole e un sistema di garanzie capace di accompagnarne lo sviluppo senza sacrificare i diritti delle persone.
L’AI diventa una questione di sicurezza internazionale
Uno dei passaggi più significativi della relazione riguarda il ruolo assunto dall’intelligenza artificiale nei conflitti contemporanei.
Secondo Stanzione, il moltiplicarsi delle guerre ha trasformato l’AI in uno strumento geostrategico di primaria importanza. L’Autorità richiama in particolare il conflitto tra Israele e Iran, definito la prima guerra “AI First”, nella quale gli algoritmi hanno avuto un ruolo prioritario nelle operazioni militari.
Per il presidente del Garante questo scenario modifica profondamente i tradizionali equilibri della deterrenza internazionale. Le democrazie, chiamate a rispettare pluralismo, diritti fondamentali e trasparenza, rischiano di trovarsi in posizione di svantaggio rispetto ai regimi autoritari, dove l’utilizzo degli algoritmi può avvenire senza gli stessi limiti giuridici ed etici.
Deepfake, chatbot e minori: cresce l’allarme
Grande attenzione viene dedicata anche ai rischi dell’intelligenza artificiale generativa.
Nel corso del 2025 il Garante è intervenuto contro piattaforme di deepfake e deepnude, ha limitato il trattamento dei dati da parte di DeepSeek in Italia e ha richiamato i fornitori di sistemi come ChatGPT, Grok e Clothoff affinché integrino la tutela della privacy già nella progettazione dei propri servizi.
Stanzione lancia inoltre un monito sul crescente ricorso ai chatbot, soprattutto da parte dei più giovani.
Sempre più persone affidano agli assistenti virtuali paure, emozioni e aspetti della propria vita privata. Per il presidente del Garante il rischio è che il web diventi uno spazio nel quale la dignità personale venga compromessa anziché tutelata, soprattutto quando gli strumenti di intelligenza artificiale vengono utilizzati per realizzare immagini sessualmente esplicite senza consenso o altre forme di violenza digitale.
Shadow AI e imprese: il nuovo problema nelle aziende
La relazione dedica ampio spazio anche al fenomeno della cosiddetta Shadow AI.
Richiamando una ricerca del Politecnico di Milano, Stanzione evidenzia come il mercato italiano dell’intelligenza artificiale sia cresciuto del 50% nel 2025 e come il 71% delle grandi imprese abbia già avviato almeno un progetto basato sull’AI. Tuttavia soltanto il 9% dispone di una governance strutturata.
Parallelamente cresce l’utilizzo, spesso non autorizzato, di strumenti di intelligenza artificiale da parte dei dipendenti. Un fenomeno che interesserebbe quasi la metà dei lavoratori e che apre nuovi interrogativi sulla sicurezza informatica, sulla protezione dei dati aziendali e sulla conformità alle normative europee.
Privacy e innovazione devono crescere insieme
Nel suo intervento Stanzione ribadisce che i dati personali rappresentano oggi il punto di equilibrio tra innovazione e diritti fondamentali.
Per questo il Garante continua a intervenire su numerosi fronti: dalla sanità digitale ai sistemi di riconoscimento facciale, dall’intelligenza artificiale nelle scuole fino alla verifica dell’età per l’accesso ai social network.
L’obiettivo, sottolinea il presidente dell’Authority, è impedire che il progresso tecnologico si traduca in uno sfruttamento indiscriminato dei dati personali o in una compressione della dignità umana.
Un anno di intensa attività per il Garante
La Relazione fotografa un’attività particolarmente intensa.
Nel 2025 il Garante Privacy ha adottato 807 provvedimenti collegiali, riscosso oltre 37 milioni di euro di sanzioni, gestito più di 2.400 notifiche di data breach e affrontato temi che spaziano dal telemarketing aggressivo alla cybersicurezza, dalla tutela dei lavoratori ai sistemi di videosorveglianza, fino alla regolamentazione dell’intelligenza artificiale.
Il quadro che emerge è quello di una trasformazione tecnologica sempre più rapida, nella quale la protezione dei dati personali assume un ruolo strategico non soltanto per la privacy dei cittadini, ma per la tenuta stessa delle democrazie digitali.




