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    Home » Telemarketing selvaggio, multa da 9,5 milioni a Tim. Il Codacons: «Ora controlli veri sui call center»
    Diritto

    Telemarketing selvaggio, multa da 9,5 milioni a Tim. Il Codacons: «Ora controlli veri sui call center»

    RedazioneBy RedazioneAgosto 4, 2026Updated:Agosto 4, 2026Nessun commento
    Telefono fisso con cornetta sollevata e smartphone che mostra una chiamata in arrivo, all’interno di un call center moderno con postazioni illuminate sullo sfondo
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    Il Garante della Privacy ricostruisce il sistema utilizzato per trasformare chiamate abusive in contatti apparentemente regolari. Nel 2025 circa 7mila segnalazioni. Tim dovrà rafforzare la vigilanza sull’intera rete di vendita

    Il Garante per la protezione dei dati personali ha inflitto a Tim una sanzione di 9 milioni e 516mila euro per numerose violazioni della normativa sulla privacy e sul telemarketing. Una decisione che, secondo il Codacons, conferma l’urgenza di intervenire contro i call center abusivi e di imporre alle società telefoniche ed energetiche controlli più rigorosi su tutti gli operatori che promuovono contratti e servizi utilizzando il loro nome.

    Il provvedimento nasce da circa 7mila reclami e segnalazioni raccolti nel corso del 2025. Gli utenti denunciavano chiamate promozionali indesiderate effettuate per conto di Tim attraverso numerazioni non censite nel Registro degli operatori di comunicazione oppure alterate mediante tecniche di spoofing. In molti casi le telefonate raggiungevano anche persone regolarmente iscritte al Registro pubblico delle opposizioni.

    Il sistema delle chiamate abusive

    Gli accertamenti del Garante hanno permesso di ricostruire un meccanismo articolato, pensato per trasformare una telefonata illecita in un contatto commerciale apparentemente legittimo.

    Il primo passaggio consisteva in una chiamata proveniente da un numero camuffato. L’operatore si presentava come incaricato Tim e proponeva l’attivazione di offerte o servizi. Gli utenti interessati ricevevano successivamente un SMS contenente un collegamento alla pagina web di un partner ufficiale della rete di vendita Tim.

    Attraverso quella pagina venivano invitati a compilare un modulo per formulare una richiesta di ricontatto. In questo modo la telefonata abusiva originaria veniva trasformata in una cosiddetta lead, cioè in una richiesta commerciale formalmente proveniente dal consumatore.

    A quel punto interveniva un secondo call center, questa volta attraverso una numerazione regolarmente iscritta al Registro degli operatori di comunicazione. Il contratto poteva così essere concluso mediante un percorso che appariva regolare, ma che nasceva da una chiamata indesiderata e da dati personali raccolti illecitamente.

    Per il Garante Tim doveva vigilare sui partner

    L’Autorità ha respinto le giustificazioni dell’azienda, fondate anche sull’adesione a un codice di condotta di settore. Il rispetto formale di un codice, ha chiarito il Garante, non esonera il titolare del trattamento dall’obbligo di controllare concretamente l’attività dei propri partner.

    La responsabilità dell’azienda non termina, quindi, nel momento in cui la promozione commerciale viene affidata a un soggetto esterno. La vigilanza deve accompagnare l’intera filiera del telemarketing, dalla raccolta del contatto alla generazione della lead, fino alla conclusione del contratto.

    L’istruttoria ha fatto emergere anche ulteriori criticità. Il Garante ha contestato a Tim risposte omesse o tardive alle richieste di accesso, cancellazione e opposizione presentate dagli utenti. Le procedure di disiscrizione sono state inoltre giudicate eccessivamente complesse e, in alcuni casi, non funzionanti.

    Oltre a pagare la sanzione, Tim dovrà modificare le procedure utilizzate per generare le lead, rafforzare la vigilanza sulla rete di vendita e rendere effettivo l’esercizio dei diritti riconosciuti agli interessati.

    Codacons: «Danni ai consumatori e alle imprese regolari»

    La decisione del Garante ha riaperto il dibattito sull’efficacia degli strumenti utilizzati finora per contrastare il telemarketing illegale.

    «La multa da 9,5 milioni di euro inflitta dal Garante per la privacy a Tim dimostra ancora una volta l’urgenza di combattere i call center abusivi», afferma il Codacons, che invita le società energetiche e telefoniche a intensificare i controlli sugli operatori incaricati di svolgere attività promozionali per loro conto.

    Secondo il presidente dell’associazione, Gianluca Di Ascenzo, i call center abusivi continuano a tempestare i cittadini con chiamate commerciali effettuate nella piena illegalità. Il fenomeno produce danni non soltanto ai consumatori, esposti a raggiri e trattamenti illeciti dei propri dati, ma anche agli operatori regolari e alle aziende il cui nome viene utilizzato durante le telefonate.

    La sanzione assume così un significato che va oltre il caso Tim. Il punto centrale fissato dal Garante è che le grandi società non possono limitarsi a prendere le distanze dai call center irregolari quando i contratti generati da quella filiera finiscono comunque nella propria rete commerciale. Per contrastare davvero le chiamate moleste occorre verificare l’origine di ogni contatto e impedire che una telefonata abusiva possa essere ripulita attraverso una richiesta di ricontatto soltanto apparentemente spontanea.

    call center abusivi chiamate moleste Codacons garante privacy privacy protezione dei dati Registro pubblico delle opposizioni spoofing telemarketing tim
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