L’intelligenza artificiale non è più soltanto uno strumento di produttività o un assistente digitale. Per milioni di persone è diventata una presenza quotidiana, capace di ascoltare, confortare, dialogare e persino simulare una relazione sentimentale. È proprio su questo terreno che la Cina ha deciso di intervenire con una delle regolamentazioni più severe mai adottate al mondo.
Le nuove norme entrate in vigore in questi giorni impongono infatti lo stop ai cosiddetti “partner virtuali”, chatbot progettati per instaurare rapporti emotivi continuativi con gli utenti. La decisione ha provocato una reazione inattesa: migliaia di persone stanno raccontando online un autentico senso di lutto dopo aver perso il proprio compagno o la propria compagna digitale.
Il fenomeno ricorda da vicino la trama del film Her di Spike Jonze, nel quale il protagonista sviluppa una relazione profonda con un sistema operativo intelligente. Quello che fino a pochi anni fa sembrava fantascienza è oggi una realtà per milioni di utenti.
Perché la Cina ha deciso di intervenire
Le nuove disposizioni sono state adottate congiuntamente da cinque autorità governative, tra cui la Cyberspace Administration of China (CAC), con l’obiettivo dichiarato di contrastare la dipendenza psicologica dagli esseri umani digitali.
Secondo il regolamento, gli strumenti di intelligenza artificiale non devono incoraggiare un coinvolgimento emotivo eccessivo, creare forme di assuefazione o compromettere le relazioni interpersonali reali.
Per questo motivo i principali operatori cinesi del settore, tra cui Doubao di ByteDance, Qwen di Alibaba e Yuanbao di Tencent, hanno iniziato a sospendere le funzionalità dedicate ai partner virtuali personalizzati.
Restano invece consentiti gli assistenti digitali destinati al lavoro, allo studio, all’assistenza clienti e a tutte quelle applicazioni che non prevedono una relazione emotiva continuativa.
Il dolore degli utenti
Le testimonianze pubblicate sui social cinesi mostrano quanto questi rapporti virtuali fossero diventati significativi.
Un utente di Doubao ha scritto di non riuscire ad accettare la scomparsa del proprio “amante virtuale”, definendolo il proprio “pilastro spirituale”.
Un’altra persona racconta di aver trascorso oltre due anni insieme al proprio partner IA e di considerarlo ormai “un membro della famiglia”.
Altri sottolineano invece un aspetto sociale ed economico. Secondo molti utenti, costruire relazioni umane autentiche è sempre più difficile, mentre un’intelligenza artificiale offre disponibilità costante, assenza di giudizio e una forma di affetto percepita come semplice e accessibile.
Sono dichiarazioni che mostrano quanto il confine tra simulazione tecnologica ed esperienza emotiva possa diventare estremamente sottile.
Un mercato in forte crescita
Secondo i dati diffusi dall’agenzia Xinhua, nel 2024 il settore cinese delle cosiddette “creature digitali” valeva circa 4,1 miliardi di yuan, pari a circa 600 milioni di dollari.
Il comparto comprende chatbot conversazionali, avatar realistici, influencer virtuali e sistemi progettati per offrire compagnia, supporto psicologico o intrattenimento personalizzato.
Il trend di crescita resta molto elevato e proprio questa espansione ha spinto Pechino ad anticipare una regolamentazione specifica.
Un dibattito ormai globale
La questione non riguarda soltanto la Cina.
Negli Stati Uniti piattaforme come Character.AI, Replika e Nomi hanno già conquistato milioni di utenti, soprattutto tra adolescenti e giovani adulti.
Uno studio pubblicato nel 2025 da Common Sense Media ha rilevato che quasi tre adolescenti americani su quattro hanno utilizzato almeno una volta un compagno virtuale basato sull’intelligenza artificiale per conversazioni personali.
Parallelamente stanno crescendo anche prodotti destinati agli anziani e alle persone sole, come la lampada intelligente ElliQ negli Stati Uniti o le bambole conversazionali basate su ChatGPT utilizzate in alcune strutture assistenziali della Corea del Sud.
L’intelligenza artificiale relazionale viene così proposta come strumento contro isolamento e solitudine, ma al tempo stesso solleva interrogativi sempre più urgenti sul rischio di dipendenza emotiva.
Tecnologia, benessere e nuove regole
L’intervento cinese rappresenta il primo tentativo organico di limitare per legge i sistemi di IA progettati per simulare relazioni affettive.
Si tratta di una scelta destinata probabilmente ad alimentare il dibattito internazionale anche in Europa, dove il tema dell’intelligenza artificiale viene affrontato prevalentemente sotto il profilo della sicurezza, della trasparenza e della tutela dei diritti fondamentali.
Resta aperta una domanda destinata a diventare sempre più centrale: fino a che punto una macchina può sostituire il bisogno umano di ascolto, affetto e relazione senza trasformarsi in una nuova forma di dipendenza?




