Riconoscimento facciale, l’Italia sfida l’AI Act? Le critiche di Benifei al nuovo decreto sull’intelligenza artificiale

Il riconoscimento facciale torna al centro del dibattito europeo sull’intelligenza artificiale. A riaccendere la discussione è il nuovo decreto attuativo della legge italiana sull’IA, approvato dal Consiglio dei Ministri, che disciplina l’utilizzo dei sistemi di identificazione biometrica da parte delle forze dell’ordine introducendo anche procedure d’urgenza in casi specifici.

La questione non riguarda soltanto la tecnologia. In gioco ci sono sicurezza pubblica, tutela della privacy e il delicato equilibrio che l’Unione Europea ha cercato di costruire con l’AI Act, il primo regolamento al mondo dedicato all’intelligenza artificiale.

Proprio per questo le nuove disposizioni italiane hanno sollevato perplessità e critiche da parte di Brando Benifei, eurodeputato e relatore del regolamento europeo sull’IA, secondo il quale alcune delle scelte contenute nel decreto rischiano di allontanarsi dallo spirito della normativa comunitaria.

Cosa cambia con il decreto italiano

Il provvedimento interviene su uno degli aspetti più controversi dell’intelligenza artificiale: l’identificazione biometrica delle persone attraverso immagini, video e dati facciali.

L’AI Act europeo considera questi strumenti tra le applicazioni più sensibili e ad alto rischio. Per questo motivo ne limita fortemente l’utilizzo, soprattutto quando avviene in tempo reale e in spazi accessibili al pubblico.

Il decreto italiano prevede però alcune possibilità di impiego per esigenze investigative e di sicurezza, introducendo procedure accelerate nei casi considerati urgenti.

L’obiettivo dichiarato dal Governo è fornire alle autorità strumenti più efficaci per affrontare minacce gravi, attività criminali e situazioni che richiedono interventi rapidi.

Perché il riconoscimento facciale è così controverso

Il riconoscimento facciale rappresenta una delle applicazioni più potenti dell’intelligenza artificiale.

Attraverso algoritmi avanzati è possibile confrontare in pochi secondi il volto di una persona con enormi archivi di immagini, individuando possibili corrispondenze che richiederebbero tempi molto più lunghi attraverso verifiche tradizionali.

I sostenitori di queste tecnologie evidenziano il loro potenziale nella ricerca di persone scomparse, nel contrasto al terrorismo e nella prevenzione di reati particolarmente gravi.

I critici, invece, mettono in guardia dai rischi di sorveglianza diffusa e dagli errori algoritmici che potrebbero coinvolgere cittadini innocenti.

Negli ultimi anni diversi studi internazionali hanno evidenziato come alcuni sistemi possano produrre identificazioni errate o risultati discriminatori, soprattutto nei confronti di determinate categorie di persone.

Le obiezioni di Brando Benifei

Le critiche più forti arrivano da Brando Benifei, tra i principali artefici dell’AI Act europeo.

Secondo l’eurodeputato, il regolamento europeo è stato costruito proprio per evitare che il riconoscimento biometrico in tempo reale diventi uno strumento ordinario di controllo dei cittadini.

L’Europa ha previsto alcune deroghe, ma queste devono restare limitate, eccezionali e sottoposte a rigorosi controlli giudiziari.

Il timore espresso da Benifei è che un ricorso troppo ampio alle procedure d’urgenza possa finire per svuotare nella pratica le tutele previste dal legislatore europeo.

In altre parole, la preoccupazione non riguarda soltanto l’utilizzo della tecnologia, ma il rischio che eccezioni nate per casi straordinari possano progressivamente diventare strumenti ordinari di intervento.

Il confronto tra Roma e Bruxelles

La vicenda evidenzia una delle sfide più importanti che accompagneranno l’applicazione dell’AI Act nei prossimi anni.

L’Unione Europea ha definito un quadro normativo comune, ma saranno poi i singoli Stati membri a dover tradurre molte disposizioni in procedure operative concrete.

È proprio in questa fase che possono emergere interpretazioni differenti e tensioni politiche.

Da una parte vi sono governi che chiedono maggiore flessibilità per ragioni di sicurezza nazionale e ordine pubblico. Dall’altra vi sono istituzioni europee, autorità garanti e organizzazioni per i diritti civili che chiedono di mantenere elevati livelli di tutela della privacy.

Un banco di prova per l’Europa dell’IA

Il caso italiano potrebbe diventare uno dei primi test concreti della nuova governance europea dell’intelligenza artificiale.

La discussione sul riconoscimento facciale va infatti oltre i confini nazionali e tocca una domanda destinata a diventare sempre più centrale: fino a che punto una società democratica è disposta ad accettare strumenti di identificazione automatica per aumentare la sicurezza?

La risposta non riguarda soltanto l’Italia.

Riguarda il modello europeo di sviluppo dell’intelligenza artificiale, fondato sulla ricerca di un equilibrio tra innovazione tecnologica, diritti fondamentali e fiducia dei cittadini.