Quindici giorni fa l’analisi pubblicata su TGWEB AI indicava uno scenario molto aperto per il referendum sulla riforma della giustizia. Il modello di previsione elaborato utilizzando dati di sondaggi, affluenza storica e dinamiche elettorali suggeriva una dinamica piuttosto chiara con il No tendente ad avere un vantaggio negli scenari di partecipazione più bassa, mentre con un aumento dell’affluenza il risultato diventava molto più incerto.
A due settimane dal voto, i dati disponibili sembrano confermare proprio questa impostazione. Le rilevazioni demoscopiche diffuse nelle ultime settimane continuano a indicare un quadro estremamente equilibrato. Non emerge uno schieramento stabilmente dominante e in molte simulazioni il risultato cambia proprio in base alla partecipazione prevista alle urne.
Questo significa che la previsione elaborata due settimane fa con modelli di intelligenza artificiale non ha subito cambiamenti sostanziali. Il referendum resta una consultazione in cui piccoli spostamenti nella mobilitazione elettorale possono modificare il risultato finale.
I sondaggi confermano lo scenario di equilibrio
Le ultime rilevazioni demoscopiche mostrano una dinamica molto simile a quella stimata nei modelli previsionali.
Secondo una rilevazione YouTrend per Sky TG24, nello scenario di affluenza più ampia, attorno al 59-60%, il Sì sarebbe leggermente avanti con il 51% contro il 49% del No. Lo scenario cambia invece se si considera soltanto l’elettorato che dichiara di essere certo di votare. In quel caso l’affluenza stimata scenderebbe attorno al 48% e il No passerebbe in vantaggio con il 51,5% contro il 48,5% del Sì.
Un altro sondaggio realizzato dall’istituto Demopolis fotografa un quadro altrettanto incerto. Nel campione intervistato il No risulta al 41% e il Sì al 40%, con circa il 19% di indecisi. Ricalcolando i dati solo tra chi esprime una scelta, il No salirebbe al 51% contro il 49% del Sì.
Le medie dei sondaggi pubblicate nelle ultime settimane indicano comunque oscillazioni frequenti. In alcune rilevazioni il Sì resta leggermente avanti attorno al 52-53%, mentre in altre il vantaggio si riduce fino a trasformarsi in un vero testa a testa.
Non mancano poi stime molto più favorevoli alla riforma. Un sondaggio Lab21 pubblicato a fine febbraio attribuisce al Sì un vantaggio molto più ampio, oltre il 63%, contro circa il 36-37% del No. Si tratta però di una proiezione che si discosta sensibilmente dalle altre rilevazioni e che conferma quanto il quadro resti ancora instabile.
La variabile decisiva resta l’affluenza
Il punto centrale dell’analisi resta quindi lo stesso individuato due settimane fa: l’affluenza. Il referendum sulla giustizia non prevede quorum, ma il livello di partecipazione può comunque incidere in modo decisivo sull’equilibrio del voto.
Nei modelli previsionali uno scenario con partecipazione contenuta tende a favorire elettorati più compatti e già mobilitati. Al contrario, un aumento dell’affluenza introduce segmenti di elettori più incerti e meno politicamente allineati.
Un altro elemento che continua a pesare nelle rilevazioni è la quota di indecisi. In alcune indagini questa fascia rappresenta ancora tra il 15% e il 20% dell’elettorato. Una percentuale sufficiente a spostare l’equilibrio negli ultimi giorni di campagna.
La previsione dell’AI a quindici giorni dal voto
Aggiornando i modelli previsionali con le ultime rilevazioni disponibili, l’intelligenza artificiale restituisce oggi uno scenario leggermente inclinato verso il No ma ancora aperto.
La stima probabilistica aggiornata indica circa il 54% di probabilità di vittoria del No contro il 46% del Sì. In uno scenario di affluenza contenuta tra il 45% e il 48%, il No potrebbe attestarsi tra il 51% e il 53%. Se invece la partecipazione dovesse crescere oltre il 55%, il risultato tenderebbe rapidamente a riequilibrarsi.
A quindici giorni dal voto il referendum sulla giustizia appare quindi come una partita ancora aperta, con l’affluenza come fattore decisivo. Ovviamente gli ultimi giorni di campagna elettorale potranno inserire ulteriori variabili legate alla politicizzazione dei quesiti che potrebbe diventare ancora più evidente con i comizi conclusivi dei Comitati e la partecipazione dei big di governo e opposizione.




