Amazon torna a tagliare personale. Il gruppo ha confermato il 7 ottobre una nuova riduzione di posti di lavoro, concentrata soprattutto nella divisione Stores, che gestisce il suo principale sito di commercio elettronico. Secondo Reuters, che cita una fonte informata, i lavoratori coinvolti sono meno di mille, prevalentemente impiegati. La decisione coincide con i Prime Big Deal Days, uno degli appuntamenti commerciali più importanti dell’anno per l’azienda.
L’annuncio riapre una questione che attraversa tutta l’industria tecnologica: come cambia il lavoro nelle aziende che stanno introducendo l’intelligenza artificiale nelle proprie attività? Nel caso di Amazon, il tema ha un precedente preciso. L’amministratore delegato Andy Jassy ha dichiarato che l’impiego esteso dell’IA porterà, nei prossimi anni, a una riduzione complessiva del personale aziendale. Una previsione che rende rilevante il confronto sull’automazione, ma che non dimostra che gli ultimi licenziamenti siano stati causati dalla tecnologia.
I tagli colpiscono il cuore dell’e-commerce
Stores non indica soltanto una rete di negozi fisici. È la divisione che presidia il principale business commerciale di Amazon. Secondo le ricostruzioni della stampa statunitense, i tagli hanno interessato squadre dell’assistenza clienti, del supporto ai venditori e dell’ingegneria del settore retail. Tra i dipendenti coinvolti figurano lavoratori negli Stati Uniti, in India e nel Regno Unito.
Nella spiegazione fornita alla stampa, Amazon sostiene di aver modificato alcune parti dell’organizzazione per perseguire meglio le proprie priorità. La società descrive le posizioni eliminate come un numero contenuto e dichiara che accompagnerà i dipendenti coinvolti nella transizione. Non ha reso pubblico un conteggio dettagliato dei nuovi esuberi.
Per chi perde il lavoro, tuttavia, il carattere circoscritto della riorganizzazione cambia poco. E per il resto del personale la successione di interventi mantiene aperta l’incertezza su quali funzioni l’azienda considererà necessarie nel prossimo futuro.
Dopo 30mila esuberi, la riorganizzazione continua
La nuova riduzione segue due interventi molto più ampi. Nell’ottobre 2025 Amazon aveva annunciato l’eliminazione di circa 14mila posizioni aziendali, motivandola con la necessità di ridurre la burocrazia, alleggerire i livelli gerarchici e spostare risorse verso le attività prioritarie. Nella stessa comunicazione, il gruppo collocava il cambiamento organizzativo nel contesto della trasformazione prodotta dall’intelligenza artificiale.
A gennaio 2026 erano arrivate altre 16mila riduzioni. Beth Galetti, responsabile delle risorse umane e della tecnologia, aveva spiegato che alcune squadre stavano completando il percorso iniziato in ottobre. Aveva anche precisato che l’azienda non programmava grandi ondate di tagli ogni pochi mesi, lasciando però aperta la possibilità di ulteriori aggiustamenti nelle singole strutture.
Gli interventi di questa settimana mostrano quindi che il processo non si è esaurito con i grandi annunci. La riorganizzazione prosegue attraverso decisioni più piccole, capaci comunque di incidere su centinaia di persone. Per i lavoratori, la distinzione tra una grande ondata di esuberi e una sequenza di riduzioni mirate non elimina il problema della stabilità occupazionale.
L’IA entra nelle attività degli impiegati
Nel messaggio ai dipendenti del giugno 2025, Jassy aveva descritto l’IA generativa come una tecnologia destinata a cambiare il modo di lavorare dentro Amazon. Aveva indicato applicazioni nell’assistenza clienti, nella programmazione, nella gestione delle scorte e nei servizi ai venditori, prevedendo meno persone per alcune attività e una maggiore richiesta per altre. Il saldo atteso, secondo il manager, era una riduzione dell’organico aziendale.
Il passaggio è significativo perché sposta il confronto oltre l’automazione dei magazzini e l’impiego dei robot nella logistica. La trasformazione riguarda anche il lavoro svolto davanti a un computer: elaborare informazioni, scrivere codice, assistere clienti, preparare contenuti e supportare i commercianti che utilizzano la piattaforma.
L’introduzione di questi strumenti può modificare il contenuto delle mansioni e la quantità di personale necessaria per svolgerle. Gli effetti dipendono però da come l’azienda organizza il lavoro, dagli obiettivi che assegna ai dipendenti e dalle possibilità di formazione e ricollocazione che mette a disposizione.
Il rapporto tra automazione e licenziamenti va dimostrato
Le dichiarazioni di Jassy rendono legittimo interrogarsi sul rapporto tra innovazione e occupazione. Attribuire automaticamente ogni nuovo esubero all’IA impedirebbe però di capire quali decisioni dipendano davvero dalla tecnologia e quali da costi, strategie o struttura interna.
Per gli ultimi tagli, Amazon ha richiamato esigenze organizzative. La testata britannica City AM riferisce inoltre che le riduzioni sarebbero estranee all’intelligenza artificiale. Non ci sono dunque elementi sufficienti per affermare che i dipendenti coinvolti siano stati sostituiti da sistemi automatizzati.
La domanda decisiva riguarda le scelte concrete: quali mansioni vengono automatizzate, quali competenze servono ancora e quali opportunità vengono offerte a chi occupava una posizione eliminata. È su questi passaggi che si può misurare la distanza tra la promessa di una maggiore produttività e le conseguenze per le persone.
Amazon ha già indicato che l’IA cambierà la composizione e le dimensioni del proprio personale. Ora il confronto deve entrare nel merito di questa trasformazione. Perché l’aumento dell’efficienza è un risultato economico, mentre la distribuzione dei suoi benefici resta una scelta aziendale e sociale.
