Video falsi, loghi clonati e IA: la disinformazione russa punta alle elezioni tedesche

Centrale di monitoraggio digitale con schermi che mostrano un volto manipolato e una rete di account coordinati, mentre sullo sfondo compare una bandiera tedesca sfocata.

Secondo fonti della sicurezza tedesca, l’operazione “Matryoshka” avrebbe intensificato la diffusione di scandali inventati e falsi servizi giornalistici in vista delle elezioni regionali di settembre. Nel mirino soprattutto gli avversari dell’AfD. Ma il vero obiettivo è minare la fiducia dei cittadini nell’intero sistema dell’informazione.

La campagna elettorale entra nella realtà artificiale

Video costruiti per sembrare servizi della BBC o dell’emittente pubblica tedesca ARD. Accuse inventate di corruzione, appropriazione indebita e abusi sessuali. Account coordinati che pubblicano e rilanciano gli stessi contenuti fino a trasformare una falsificazione in un caso politico apparentemente autentico.

È il volto più recente della disinformazione attribuita alla Russia che, secondo fonti della sicurezza tedesca citate da Reuters, si starebbe intensificando in vista delle elezioni regionali previste a settembre in Sassonia-Anhalt, Meclemburgo-Pomerania Anteriore e Berlino.

Le autorità tedesche riconducono queste attività a “Matryoshka”, una campagna di influenza già osservata durante precedenti appuntamenti elettorali. Il nome richiama le bambole russe racchiuse l’una dentro l’altra e descrive bene il meccanismo utilizzato: una falsificazione viene inserita all’interno di una rappresentazione apparentemente credibile, spesso appropriandosi dell’identità visiva di televisioni, giornali e istituzioni.

La strategia non punta soltanto a convincere gli elettori della veridicità di una singola notizia. L’obiettivo più ampio è moltiplicare i dubbi, esasperare la polarizzazione e indebolire la fiducia nelle fonti informative tradizionali.

Nel mirino gli avversari dell’AfD

Secondo le informazioni raccolte da Reuters, una parte rilevante dei contenuti individuati colpirebbe esponenti e partiti considerati concorrenti dell’Alternative für Deutschland. L’AfD, favorevole a una normalizzazione dei rapporti con Mosca, potrebbe ottenere risultati particolarmente significativi nelle consultazioni regionali.

La situazione più delicata è quella della Sassonia-Anhalt, dove il partito della destra radicale viene indicato come possibile prima forza politica. Una sua eventuale affermazione capace di aprire la strada al governo del Land avrebbe conseguenze nazionali, mettendo sotto pressione il tradizionale rifiuto degli altri partiti tedeschi di stringere alleanze con l’AfD.

Le campagne attribuite alla rete russa cercano di screditare soprattutto esponenti della CDU, della SPD, dei Verdi e della FDP. Le accuse vengono confezionate in forma audiovisiva e associate ai marchi di mezzi d’informazione riconoscibili, riducendo così la distanza percepita tra una manipolazione e una notizia prodotta professionalmente.

Mosca respinge le accuse e considera le ricostruzioni tedesche parte di una campagna antirussa priva di prove. Le informazioni disponibili provengono in larga parte da fonti della sicurezza e non permettono di verificare autonomamente l’attribuzione di ogni singolo contenuto. Berlino ritiene tuttavia che le operazioni siano coordinate dalla Russia e le inserisce in una più ampia strategia ibrida contro i processi democratici europei.

La propaganda attraversa confini e piattaforme

Uno degli aspetti più interessanti riguarda il percorso seguito dai contenuti. Le campagne non si rivolgono necessariamente agli elettori tedeschi fin dalla prima pubblicazione. Alcuni materiali vengono diffusi in inglese e indirizzati verso account e influencer internazionali, compresi profili statunitensi vicini all’area Maga.

Il passaggio attraverso utenti stranieri permette al contenuto di accumulare visualizzazioni, commenti e condivisioni prima di rientrare nello spazio informativo tedesco. La falsificazione acquista così una storia digitale e può essere presentata come un caso già discusso all’estero, anziché come un video appena pubblicato da un account sconosciuto.

La propaganda contemporanea non dipende più soltanto da eserciti di profili automatici. Costruisce catene di amplificazione nelle quali bot, utenti reali, influencer e algoritmi di raccomandazione contribuiscono alla circolazione dello stesso messaggio, anche senza conoscere la sua origine.

La portata iniziale di alcuni video risulterebbe ancora limitata, soprattutto tra il pubblico di lingua tedesca. Valutare l’efficacia di queste operazioni contando soltanto le visualizzazioni, però, può essere fuorviante. Una falsa accusa non deve raggiungere milioni di cittadini: può bastare che venga ripresa da un esponente politico, da una testata o da un profilo molto seguito per entrare nel dibattito pubblico.

L’intelligenza artificiale rende industriale la falsificazione

L’intelligenza artificiale generativa rende questo modello più economico, rapido e facilmente replicabile. Immagini, voci, traduzioni e sequenze video possono essere prodotte o manipolate in tempi brevi, adattando lo stesso messaggio a territori, lingue e protagonisti differenti.

La disinformazione diventa così scalabile. Una struttura relativamente piccola può creare numerose varianti di uno stesso contenuto, sperimentare quelle che suscitano maggiori reazioni e modificare rapidamente i materiali per aggirare i sistemi di controllo delle piattaforme.

Non è necessario produrre un deepfake perfetto. Spesso è sufficiente realizzare un contenuto plausibile, pubblicarlo nel momento più favorevole e inserirlo dentro una narrazione che una parte del pubblico è già predisposta a credere.

L’utilizzo dei loghi della BBC e di ARD risponde esattamente a questa logica. Il marchio trasferisce sulla falsificazione una parte della credibilità della testata autentica. Anche quando l’inganno viene scoperto, può rimanere una conseguenza più profonda: la convinzione che non sia più possibile distinguere con sicurezza una notizia vera da una manipolazione.

Il nuovo banco di prova del Digital Services Act

Il caso tedesco riguarda direttamente anche l’Unione europea. Il Digital Services Act impone alle piattaforme digitali di maggiori dimensioni di individuare e ridurre i rischi sistemici connessi alla manipolazione dei servizi, alla disinformazione e alla compromissione dei processi elettorali.

L’efficacia delle regole dipende però dalla capacità di riconoscere operazioni che attraversano più Paesi, utilizzano account formalmente indipendenti e cambiano continuamente formato. Rimuovere il singolo video non basta, se la rete che lo ha prodotto può pubblicarne decine di varianti attraverso altri profili.

La risposta non può neppure trasformarsi in un sistema nel quale governi e piattaforme decidano arbitrariamente quali opinioni politiche siano ammissibili. Il contrasto deve concentrarsi sui comportamenti coordinati e ingannevoli: identità simulate, falsificazione di marchi giornalistici, reti artificiali di amplificazione e occultamento dell’origine dei contenuti.

Le elezioni tedesche diventano così un test politico, tecnologico e normativo. In gioco non c’è soltanto il risultato di tre consultazioni regionali, ma la capacità dell’Europa di proteggere il proprio spazio informativo senza comprimere il confronto democratico.

La minaccia più insidiosa non consiste nell’imporre a tutti una stessa versione dei fatti. Consiste nel riempire lo spazio pubblico di copie, scandali inventati e ricostruzioni incompatibili, fino a rendere sospetta qualsiasi informazione. La fabbrica digitale della disinformazione non deve creare una verità alternativa: le basta convincere i cittadini che una verità riconoscibile non esista più.