Iscriviti alla newsletter

    Ricevi le notizie più importanti su intelligenza artificiale, diritto digitale e innovazione direttamente nella tua email.

    Da non perdere

    Grok sotto accusa per i selfie degli utenti: due class action contro l’IA di Elon Musk

    Ottobre 14, 2026

    L’intelligenza artificiale più avanzata del mondo spiata con 14 dollari.

    Ottobre 14, 2026

    Bando Sport 2026: oltre 4,25 milioni per inclusione e uguaglianza, domande entro il 15 ottobre

    Ottobre 14, 2026
    Facebook Instagram YouTube TikTok
    Ultimi Articoli:
    • Grok sotto accusa per i selfie degli utenti: due class action contro l’IA di Elon Musk
    • L’intelligenza artificiale più avanzata del mondo spiata con 14 dollari.
    • Bando Sport 2026: oltre 4,25 milioni per inclusione e uguaglianza, domande entro il 15 ottobre
    • In Francia, un attacco ai frigoriferi dei supermercati. Il cibo diventa arma del cybercrimine
    • Intelligenza artificiale, cybersecurity e social: TGWEBAI torna nelle scuole con due percorsi gratuiti
    • Bill Gates lancia l’allarme sull’IA: attacchi informatici più pericolosi e Big Tech fuori controllo
    Facebook Instagram YouTube TikTok
    TGWEBAITGWEBAI
    TGWEBAI - Generazione AI e Generazione Online, progetti per le scuole
    • HOME
    • CHI SIAMO
    • SERVIZI
    • SCUOLA
    • BLOG
      • Diritto
      • Informazione
      • Politica
      • Pubblica Amministrazione
      • Scuola
      • Tecnologie
    • BANDI
    • CONTATTI
    TGWEBAITGWEBAI
    Home » Usa e Cina, la guerra tecnologica si allarga: droni, laboratori e filiere diventano armi geopolitiche
    Politica

    Usa e Cina, la guerra tecnologica si allarga: droni, laboratori e filiere diventano armi geopolitiche

    Paolo LosiBy Paolo LosiAgosto 5, 2026Updated:Agosto 5, 2026Nessun commento
    Drone industriale sottoposto a test in un laboratorio tecnologico, con due tecnici al lavoro e container illuminati di blu e rosso sullo sfondo, simbolo dello scontro commerciale tra Stati Uniti e Cina.
    Share
    Facebook Twitter LinkedIn Pinterest Email

    Washington restringe l’accesso al mercato americano per imprese e laboratori cinesi; Pechino risponde vietando i rapporti con sette soggetti statunitensi e irrigidendo i controlli sull’esportazione di droni e componenti. Non è ancora un blocco commerciale generalizzato, ma lo scontro investe ormai l’intera infrastruttura che permette alle tecnologie di circolare.

    Dalle tecnologie ai soggetti che ne certificano la sicurezza

    La guerra tecnologica tra Stati Uniti e Cina ha superato il confine dei semiconduttori. Dopo i chip, le materie prime critiche e le apparecchiature per le telecomunicazioni, il confronto si è spostato su un terreno meno visibile ma altrettanto strategico: laboratori di prova, organismi di certificazione, controlli di conformità e sistemi utilizzati per ricostruire la provenienza dei prodotti.

    Le nuove contromisure annunciate da Pechino rappresentano la risposta alle restrizioni introdotte dagli Stati Uniti contro operatori e prodotti cinesi. Il ministero del Commercio ha vietato a organizzazioni e cittadini cinesi di effettuare transazioni o avviare collaborazioni con sette soggetti statunitensi. Ha inoltre rafforzato l’esame delle licenze per esportare negli Stati Uniti droni, componenti essenziali e tecnologie già sottoposti ai controlli sui beni a duplice uso.

    Non si tratta, quindi, di un divieto totale alla vendita di droni cinesi sul mercato americano. Le esportazioni interessate dovranno però superare valutazioni più rigorose e non potranno usufruire delle procedure semplificate previste dal sistema cinese delle licenze. Per le imprese statunitensi le conseguenze potrebbero tradursi in tempi più lunghi, costi maggiori e minore certezza nella disponibilità dei componenti.

    La stretta americana che ha provocato la risposta di Pechino

    Le decisioni cinesi arrivano dopo una nuova offensiva regolatoria degli Stati Uniti. Washington ha rafforzato le misure riguardanti le apparecchiature per le telecomunicazioni, i droni, i router, i cavi sottomarini, la robotica avanzata e gli inverter, indicando i rischi per la sicurezza nazionale derivanti dall’impiego di tecnologie prodotte o controllate da soggetti cinesi.

    Particolarmente rilevante è l’intervento della Federal Communications Commission sul sistema di autorizzazione delle apparecchiature elettroniche. La FCC ha avviato una revisione delle regole applicabili ai laboratori stranieri che verificano la conformità tecnica dei dispositivi destinati al mercato statunitense.

    L’obiettivo americano è impedire che le certificazioni necessarie alla commercializzazione di apparecchiature radio, wireless e per le telecomunicazioni siano affidate a strutture considerate sottoposte all’influenza di governi rivali. La procedura prevede un percorso più rapido per i dispositivi testati negli Stati Uniti o in Paesi che assicurano condizioni di reciprocità, mentre potrebbe essere escluso il riconoscimento dei laboratori attivi in Stati che non garantiscono un accesso equivalente.

    Per i produttori cinesi il problema non riguarda soltanto il superamento di un controllo tecnico. Senza una certificazione riconosciuta dalla FCC, numerosi dispositivi non possono essere legalmente venduti negli Stati Uniti. Washington interviene quindi sull’infrastruttura che consente ai prodotti tecnologici di raggiungere il mercato, trasformando la conformità regolamentare in uno strumento di sicurezza nazionale.

    Alla stretta sulle certificazioni si è aggiunto l’inserimento di altre 43 imprese cinesi nell’elenco previsto dallo Uyghur Forced Labor Prevention Act. La normativa americana mira a impedire l’importazione di merci collegate al lavoro forzato nello Xinjiang, ma per Pechino costituisce uno strumento politico utilizzato per colpire le aziende e le filiere produttive cinesi.

    I sette soggetti americani colpiti dalla Cina

    La risposta di Pechino si concentra proprio sulle organizzazioni coinvolte nelle attività di certificazione, tracciabilità e controllo delle catene di approvvigionamento.

    Tra i soggetti colpiti figura Compliance Testing LLC, società dell’Arizona specializzata in prove di laboratorio e verifiche tecniche. Secondo le autorità cinesi, la società avrebbe sostenuto le iniziative della FCC considerate lesive dei diritti e degli interessi delle imprese della Repubblica popolare.

    Nell’elenco sono state inserite anche Applied DNA Sciences, Stratum Reservoir, Altana Technologies, Responsible Business Alliance, Verité Group e Human Rights in China. Si tratta di soggetti che, con funzioni differenti, operano nell’analisi delle filiere, nella verifica della provenienza dei prodotti, nella valutazione delle condizioni di lavoro o nella tutela dei diritti umani.

    Pechino li accusa di avere favorito o sostenuto le misure americane legate allo Xinjiang. Il provvedimento impedisce a cittadini e organizzazioni cinesi di intrattenere rapporti economici o di cooperazione con i sette soggetti, rendendo più difficile lo svolgimento di verifiche indipendenti all’interno delle catene produttive.

    La Cina ha inoltre sospeso l’impiego di agenzie statunitensi per alcune ispezioni successive negli stabilimenti, necessarie nell’ambito del proprio sistema obbligatorio di certificazione. Anche Pechino, dunque, replica intervenendo sul riconoscimento degli organismi incaricati di controllare la conformità dei prodotti.

    La guerra commerciale entra nei laboratori

    Il confronto tra le due potenze assume così una dimensione nuova. Gli Stati Uniti mettono in discussione l’affidabilità dei laboratori cinesi; la Cina limita la possibilità per le proprie imprese di collaborare con società e organizzazioni americane. Entrambi i Paesi cercano di ridurre la dipendenza da soggetti appartenenti all’ecosistema tecnologico del rivale.

    Laboratori, certificatori e società di audit non sono più considerati intermediari neutrali. Diventano attori strategici perché possono determinare quali prodotti abbiano accesso a un mercato, quali imprese siano ritenute affidabili e quali filiere rispettino gli standard tecnici, sociali e di sicurezza.

    La portata delle misure è ancora selettiva. Washington e Pechino non hanno imposto un embargo generalizzato sui droni o sulle apparecchiature tecnologiche. La scelta di agire sui nodi più sensibili delle catene produttive può però avere conseguenze molto ampie, soprattutto in settori nei quali uno stesso dispositivo contiene componenti cinesi, utilizza software americano ed è certificato da laboratori presenti in diversi Paesi.

    L’Europa rischia di restare stretta tra due sistemi

    Le conseguenze riguardano direttamente anche l’Unione europea. I produttori europei di droni, dispositivi elettronici e apparecchiature connesse possono dipendere da componenti cinesi e, contemporaneamente, utilizzare laboratori o organismi statunitensi per ottenere certificazioni destinate ai mercati internazionali.

    Le imprese europee attive in Cina potrebbero inoltre trovarsi tra obblighi occidentali sempre più severi sulla tracciabilità delle filiere e divieti imposti da Pechino alla collaborazione con alcuni dei soggetti specializzati proprio nello svolgimento di questi controlli. Rispettare una normativa potrebbe così rendere più difficile operare in un altro mercato.

    Il rischio è la progressiva costruzione di due ecosistemi tecnologici separati, ciascuno dotato dei propri fornitori, standard, laboratori e organismi di certificazione. In questo scenario l’Europa dovrà rafforzare la propria autonomia anche nelle attività di prova e verifica, evitando di dipendere interamente dalle infrastrutture regolatorie statunitensi o cinesi.

    La nuova fase della guerra commerciale non si combatte soltanto nelle fabbriche di chip o nei giacimenti di terre rare. Si combatte nei laboratori che provano un dispositivo, negli uffici che ne ricostruiscono la provenienza e negli organismi che ne autorizzano la vendita. Il controllo della tecnologia passa ormai anche dal potere di stabilire chi sia autorizzato a dichiararla sicura.

    certificazioni Cina droni FCC filiere produttive Geopolitica Digitale guerra commerciale guerra tecnologica laboratori Stati Uniti supply chain Tecnologia
    Share. Facebook Twitter Pinterest LinkedIn Tumblr Telegram Email
    Paolo Losi

    Altri articoli

    Musk segue Trump: SpaceXAI diventerà SpaceXSI, la “Super Intelligence” conquista la Silicon Valley

    Ottobre 5, 2026

    Ecobonus 65% nel 2027: il vero salto sarà trasformare le case in edifici intelligenti

    Ottobre 4, 2026

    Trump ribattezza l’AI «Super Intelligence» e stringe un accordo con i big della tecnologia

    Settembre 30, 2026

    Comments are closed.

    Demo
    I più letti

    Bando Polaris+: 25 milioni per STEM e digitale nelle scuole

    Ottobre 7, 2026

    Quantum computing: la rivoluzione che può cambiare tutto, anche la nostra sicurezza

    Ottobre 9, 2026

    Amazon licenzia ancora: centinaia di tagli nell’e-commerce nell’era dell’IA

    Ottobre 8, 2026

    Suno sotto indagine in Italia: l’Antitrust contesta i contratti dell’AI che crea musica

    Ottobre 6, 2026
    Da non perdere
    Diritto

    Grok sotto accusa per i selfie degli utenti: due class action contro l’IA di Elon Musk

    By Riccardo TripepiOttobre 14, 2026

    Il chatbot è finito davanti ai giudici di Chicago per il presunto trattamento illecito dei dati biometrici ricavati dalle fotografie caricate dagli utenti. Al centro delle cause il riconoscimento facciale, il consenso e la tutela della privacy.

    L’intelligenza artificiale più avanzata del mondo spiata con 14 dollari.

    Ottobre 14, 2026

    Bando Sport 2026: oltre 4,25 milioni per inclusione e uguaglianza, domande entro il 15 ottobre

    Ottobre 14, 2026

    In Francia, un attacco ai frigoriferi dei supermercati. Il cibo diventa arma del cybercrimine

    Ottobre 13, 2026
    Seguici sui social
    • Facebook
    • Instagram
    • YouTube

    Iscriviti alla newsletter

    Ricevi le notizie più importanti su intelligenza artificiale, diritto digitale e innovazione direttamente nella tua email.

    Demo
    Chi siamo
    Chi siamo

    TGWEBAI è il portale di informazione su intelligenza artificiale, nuove tecnologie e diritto digitale. Un team di esperti – ingegneri informatici e giuristi – racconta ogni giorno innovazione, regole ed etica del mondo digitale.

    Email: info@tgwebai.it

    Facebook Instagram YouTube TikTok
    Guarda anche

    Grok sotto accusa per i selfie degli utenti: due class action contro l’IA di Elon Musk

    Ottobre 14, 2026

    L’intelligenza artificiale più avanzata del mondo spiata con 14 dollari.

    Ottobre 14, 2026

    Bando Sport 2026: oltre 4,25 milioni per inclusione e uguaglianza, domande entro il 15 ottobre

    Ottobre 14, 2026
    I più visualizzati

    Bando Polaris+: 25 milioni per STEM e digitale nelle scuole

    Ottobre 7, 2026

    Quantum computing: la rivoluzione che può cambiare tutto, anche la nostra sicurezza

    Ottobre 9, 2026

    Amazon licenzia ancora: centinaia di tagli nell’e-commerce nell’era dell’IA

    Ottobre 8, 2026
    © 2026 TGWEBAI. Designed by MONDOTOUCH
    • Home

    Type above and press Enter to search. Press Esc to cancel.

    Utilizziamo i cookie per essere sicuri che tu possa avere la migliore esperienza sul nostro sito. Se continui ad utilizzare questo sito noi assumiamo che tu ne sia felice.OkPrivacy policy