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Secondo la FIEG, la funzione “AI Overviews”, che genera automaticamente sintesi delle risposte direttamente nella pagina dei risultati di ricerca, “antepone le proprie risposte AI alle query degli utenti, integrandole nell’elenco dei risultati senza che ci sia più bisogno di cliccare sulle fonti originali”. Un meccanismo che, secondo gli editori, trasforma Google da motore di ricerca a “produttore di contenuti sintetici”, in concorrenza diretta con il lavoro giornalistico

In occasione della 60ª Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali (2026), Papa Francesco lancia un forte appello sui pericoli dell’uso incontrollato dell’intelligenza artificiale nei media e nella società. Il tema scelto — “Custodire voci e volti umani nell’era dell’IA” — mette in luce il rischio che macchine e algoritmi possano sostituire l’empatia, l’etica e la responsabilità tipicamente umane.

Nell’era dei contenuti generati dall’AI, l’informazione corre un doppio rischio: da un lato la diffusione involontaria di dati sbagliati, dall’altro una crescente fiducia cieca nei sistemi automatizzati. Man mano che questi strumenti diventano più credibili e raffinati, distinguere una verità verificata da una falsità plausibile sarà sempre più difficile

L’esperimento fallito di Claude Explains, il blog lanciato da Anthropic e chiuso dopo una settimana, è la prova lampante delle tensioni che attraversano il mondo dell’informazione. Il vero pericolo è già davanti a noi: ripetere l’errore fatto con i social, dove la rincorsa al traffico ha sacrificato la qualità e la profondità.

Secondo un’inchiesta pubblicata dal Wall Street Journal, molte testate stanno già subendo un taglio drastico nella visibilità derivante dai motori di ricerca. L’effetto è semplice ma potente: se Google fornisce già una risposta generata dall’AI direttamente nella pagina dei risultati, l’utente non ha più bisogno di visitare il sito da cui provengono le informazioni.