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    Home » L’Italia disegna le regole dell’AI: stop ai licenziamenti algoritmici, nuovi reati e sperimentazioni nelle scuole
    Politica

    L’Italia disegna le regole dell’AI: stop ai licenziamenti algoritmici, nuovi reati e sperimentazioni nelle scuole

    Riccardo TripepiBy Riccardo TripepiGiugno 10, 2026Updated:Giugno 10, 2026Nessun commento
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    Il Consiglio dei ministri ha approvato in via preliminare i decreti attuativi della legge italiana sull’intelligenza artificiale, un pacchetto di norme che punta a definire come utilizzare questi strumenti senza rinunciare alle garanzie per cittadini, lavoratori e imprese.

    Le nuove disposizioni intervengono su alcuni dei temi più discussi degli ultimi anni: l’utilizzo dell’AI nei rapporti di lavoro, i rischi dei deepfake, il riconoscimento biometrico, la responsabilità delle aziende e il ruolo della scuola nella formazione delle nuove generazioni.

    Il principio che attraversa l’intero impianto normativo è semplice: l’intelligenza artificiale può supportare le decisioni umane, ma non può sostituirsi completamente all’essere umano quando sono in gioco diritti fondamentali.

    L’AI entra nelle scuole italiane

    Tra le misure più significative contenute nei decreti c’è il piano dedicato all’istruzione e alla formazione. Il governo ha annunciato uno stanziamento complessivo di 200 milioni di euro destinato alla preparazione degli insegnanti e alla diffusione di competenze legate all’intelligenza artificiale.

    L’obiettivo non è soltanto insegnare a utilizzare nuovi strumenti digitali, ma aiutare docenti e studenti a comprendere opportunità, limiti e rischi delle tecnologie basate sull’AI.

    Accanto alla formazione degli insegnanti prosegue anche la sperimentazione di assistenti virtuali per il supporto all’apprendimento. I progetti pilota sono stati avviati in Calabria, Lazio, Toscana e Lombardia, con risultati che il Ministero dell’Istruzione considera incoraggianti sul fronte del miglioramento degli apprendimenti.

    La scelta di investire nella scuola appare particolarmente significativa. Se infatti gran parte del dibattito pubblico si concentra sulle minacce rappresentate dall’intelligenza artificiale, il governo individua nella formazione una delle principali risposte per affrontare il cambiamento tecnologico.

    Per studenti e famiglie significa prepararsi a vivere in una società in cui l’AI sarà sempre più presente nelle attività quotidiane, nello studio e nel lavoro.

    Nessun algoritmo potrà assumere o licenziare da solo

    Uno dei passaggi destinati ad avere il maggiore impatto riguarda il mondo del lavoro.

    I decreti stabiliscono che decisioni come assunzioni, licenziamenti, modifiche contrattuali o sanzioni disciplinari non potranno essere adottate esclusivamente da sistemi automatizzati.

    In altre parole, un algoritmo potrà fornire analisi, valutazioni e suggerimenti, ma la decisione finale dovrà sempre essere assunta da una persona fisica che possa esercitare un reale controllo e assumersi la responsabilità della scelta.

    Si tratta di una risposta alle crescenti preoccupazioni legate all’utilizzo di sistemi di scoring e valutazione automatica dei dipendenti, già diffusi in diversi settori produttivi.

    L’intelligenza artificiale continuerà quindi a essere utilizzata come strumento di supporto, ma non potrà diventare l’unico decisore nei rapporti di lavoro.

    Deepfake, arriva una stretta contro le manipolazioni digitali

    Un altro capitolo centrale riguarda il fenomeno dei deepfake, ovvero contenuti audio, video o immagini generati o alterati attraverso l’intelligenza artificiale.

    Negli ultimi anni queste tecnologie hanno raggiunto livelli di realismo tali da rendere sempre più difficile distinguere un contenuto autentico da uno artificiale.

    Il governo ha deciso di intervenire introducendo nuove forme di tutela e rafforzando il quadro sanzionatorio. Parallelamente è stata rilanciata l’idea di rendere sempre più riconoscibili i contenuti prodotti o modificati con sistemi di intelligenza artificiale.

    La questione non riguarda soltanto la disinformazione politica. I deepfake vengono infatti utilizzati anche per truffe telefoniche, furti d’identità, campagne di manipolazione e attacchi alla reputazione di persone e aziende.

    Per questo motivo il tema della trasparenza viene considerato uno degli aspetti più importanti della futura convivenza tra esseri umani e sistemi generativi.

    Nasce un nuovo reato legato ai sistemi AI ad alto rischio

    Tra le novità più rilevanti compare l’introduzione di uno specifico reato dedicato all’alterazione o alla mancata adozione di misure di sicurezza nei sistemi di intelligenza artificiale classificati come ad alto rischio.

    La norma mira a colpire chi progetta, sviluppa o utilizza tali sistemi senza adottare adeguate misure di protezione, quando da tali comportamenti possa derivare un concreto pericolo per la sicurezza delle persone o dello Stato.

    L’intervento nasce dalla consapevolezza che l’evoluzione tecnologica sta procedendo più velocemente della capacità delle norme tradizionali di affrontarne le conseguenze.

    Per le aziende aumenta inoltre il livello di responsabilità. Non sarà infatti coinvolta soltanto la persona che commette l’illecito, ma potranno esserci conseguenze anche per l’organizzazione che abbia tratto vantaggio da comportamenti illeciti legati all’utilizzo dell’intelligenza artificiale.

    Riconoscimento facciale e sicurezza: il nodo più controverso

    Uno dei punti che ha già acceso il confronto politico riguarda l’utilizzo dei sistemi di riconoscimento biometrico da parte delle forze dell’ordine.

    Il decreto consente l’impiego del riconoscimento facciale remoto in tempo reale soltanto in circostanze eccezionali, come minacce terroristiche, sequestri di persona, tratta di esseri umani o ricerca di persone scomparse.

    L’utilizzo dovrà comunque essere autorizzato dall’autorità giudiziaria e sottoposto a limiti temporali e territoriali molto rigorosi.

    Secondo il governo queste tecnologie possono rappresentare uno strumento utile per migliorare l’efficacia delle attività investigative. I critici, invece, temono che possano aprire la strada a forme di sorveglianza sempre più invasive.

    È un dibattito destinato a proseguire non soltanto in Italia ma in tutta Europa, dove il rapporto tra sicurezza e tutela dei diritti fondamentali rappresenta uno dei temi più delicati dell’era digitale.

    La vera sfida sarà la cultura dell’intelligenza artificiale

    Al di là delle nuove sanzioni e dei divieti, il messaggio che emerge dai decreti è chiaro: l’intelligenza artificiale non appartiene più al futuro, ma al presente.

    La tecnologia è già entrata nelle scuole, nei luoghi di lavoro, nelle imprese e nelle istituzioni. Le regole possono contribuire a ridurre i rischi, ma da sole non saranno sufficienti.

    La sfida più importante dei prossimi anni sarà costruire una cultura diffusa dell’intelligenza artificiale, capace di aiutare cittadini, studenti, lavoratori e imprese a comprendere non soltanto ciò che questi strumenti possono fare, ma anche come utilizzarli in modo consapevole, responsabile e trasparente.

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    Riccardo Tripepi

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